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Lo yoga inserito a scuola? “Non è adatta ai bambini e non ci sono docenti qualificati”

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Lo yoga inserito nel programma di educazione fisica? Sì, presto potrebbe diventare realtà. Il premier, Paolo Gentiloni, a margine dell’incontro con il suo omologo indiano Narendra Modi, ha comunicato che l’Italia esplorerà le possibilità di introdurre la pratica yoga nel programma di educazione fisica delle scuole italiane e di ottenere la certificazione per l’insegnamento dello yoga da parte di istituzioni qualificate di yoga in India.

In realtà nei corsi di scienze motorie da dove escono gli insegnanti che vanno nelle palestre delle nostre scuole non si insegna yoga. Di conseguenza non ci saranno professori in grado di entrare in aula ed educare i ragazzi a questa pratica.

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L’idea del governo, dunque, divide il mondo degli insegnanti di educazione motoria. Da una parte c’è chi pensa si tratti di una proposta peregrina, dall’altra chi promuove l’iniziativa del presidente del consiglio.

LO YOGA NON SERVE –  A bocciare l’idea del premier è  Olga Cicognani che per quarant’anni ha insegnato educazione fisica ed ora è docente di Scienze motorie a Bologna, oltre che presidente regionale del Centro studi per l’educazione fisica in Emilia Romagna: “Lo yoga nelle scuole non serve. La proposta del premier cozza con la definizione di educazione motoria. Nella scuola, soprattutto alla primaria e alle medie, sono ore di attività, dove c’è movimento – spiega a Il Fatto Quotidiano – Nulla di passivo come lo yoga che mette in moto la mente ma non il corpo. Non è adatto ad un bambino che ha bisogno di muovere gli arti, la schiena. I ragazzi hanno bisogno di non stare fermi”.
LO YOGA IMPORTANTE, MA… –  A promuovere l’ipotesi di Gentiloni è invece Giuseppe Cindolo, presidente della Federazione italiana educatori fisici e sportivi che raccoglie anche molti docenti: “L’educazione motoria deve avere una svolta e pertanto deve cambiare il concetto di fondo e a sua volta la figura dell’insegnante. Un ragazzo che si iscrive per esempio ad un liceo sportivo si aspetta qualcosa di diverso rispetto a ciò che conosce”. Ma il presidente sottolinea che “nei programmi dei corsi di scienze motorie non c’è yoga ma non c’è nemmeno la didattica dell’insegnamento, lo studio che regola la crescita muscolare dell’individuo – dice – Questa gente non sa cosa succede a 14-15 anni nel corpo umano: come fanno a proporre delle attività fisiche se non ne conoscono l’effetto benefico? Noi abbiamo lottato anni per trasformare l’Isef in facoltà di scienze motorie ma ora siamo caduti nel tranello opposto: ci si è dimenticati la pratica didattica e la tecnica che prima veniva fatta all’Isef”.