Luisa Ranieri, come è risaputo da mesi, vestirà i panni della preside coraggio di Caivano Eugenia Carfora nella nuova fiction La Preside, in onda su Rai1 dal 12 gennaio. Si tratta di un’altra fiction, oltre a A Testa Alta, in onda su Canale5 con protagonista Sabrina Ferilli, che vede al centro la vita di una dirigente scolastica.
“Questa fiction è arrivata al momento giusto – racconta l’attrice partenopea a Il Corriere della Sera – Andavo a scuola a via Manzoni, a Napoli, e ci trovavo ragazzi di Caserta, Caivano e altri paesi. Durante le riprese ho di conseguenza ritrovato la Napoli che conosco, dove tutto è mischiato insieme, e ho ritrovato anche la stessa umanità che ho vissuto da giovane. Se poi anche solo un ragazzo tornasse a scuola dopo aver visto ‘La preside‘, vorrà dire che abbiamo vinto. La mia speranza è dunque dare un esempio positivo attraverso il racconto di una grande storia come questa”.
Tra le scene più vicine ai fatti realmente accaduti nella scuola di Caivano diretta da Carfora, che hanno reso celebre la preside, c’è il reclutamento porta a porta, con la dirigente che gira tra le case dei quartieri popolari per convincere i ragazzi ad andare a scuola.
Ai microfoni de Il Messaggero, Ranieri ha risposto alla collega Ferilli, che ha parlato della necessità di fare educazione digitale a scuola: “La scuola non può fare tutto perché non ha i mezzi per farlo. Si dovrebbe investire di più sull’essere umano. Non solo con gli sportelli psicologici, ma anche con la consuetudine all’affettività. Più che la patente per i social, bisognerebbe rieducare i giovani all’empatia”.
E, sul confronto con lei: “Nessuna competizione. Anzi, sono molto contenta: più si parla di scuola, anche in contesti diversi, e meglio è”. Poi Ranieri ha lodato la scuola pubblica: “Le mie figlie vanno nella scuola pubblica dietro casa. Le scuole italiane sono piene di gente super competente. Magari mancano la carta igienica e il gesso. Ma i docenti sono bravi”.
“Il revenge porn – aveva detto Ferilli in un’intervista a Sorrisi e Canzoni – colpisce soprattutto i giovani, poco strutturati, che non riescono a trovare la forza per reagire. Bisognerebbe inserire nei programmi scolastici lezioni per imparare a usare i social e a difendersi dagli abusi”.
“Introduciamo nelle scuole l’educazione digitale per insegnare ai ragazzi ad usare i social e soprattutto a schivarne i pericoli. Navigare senza istruzioni è come guidare una Ferrari senza avere la patente”, ha detto a Il Messaggero.