Una tesi discussa con il figlio in braccio: ha il sapore di un piccolo grande gesto rivoluzionario, anche se dovrebbe essere qualcosa di normale. A portare il proprio bambino alla propria discussione di laurea è stata una 42enne, maestra e consigliera comunale di Verona, come riporta Il Corriere della Sera.
La donna si è laureata in scienze storiche, dopo una prima laurea di anni prima, in scienze diplomatiche, con l’obiettivo di insegnare storia e filosofia alle superiori, suo sogno del cassetto. Tutto è avvenuto lo scorso 9 luglio all’università di Verona: mentre stava pronunciando il suo discorso il suo bambino di 5 anni si è avvicinato e le ha stretto la mano, abbracciandola, davanti alla commissione.
“Lui ha percepito che ero tesa, concentrata sulla discussione della tesi. Sentivo che girovagava per la stanza, ma mai avrei immaginato che venisse lì con me a discutere la tesi. A casa, quando stavo preparando il discorso sulla condizione della donna nella storia, talvolta anche lui ripeteva con me”, ha raccontato.
“Voglio lanciare un messaggio, che si può fare tutto. Che le donne possono essere libere di lavorare, di essere mamme, di essere studentesse se vogliono continuare a studiare e di portare avanti tutto questo senza sentirsi in colpa”, ha aggiunto.
Ecco cosa farebbe per aiutare le mamme lavoratrici: “Rimuoverei gli ostacoli invisibili: farei in modo di abbassare le rette degli asili nido o addirittura di renderli gratuiti. Si stima che il 75 per cento del lavoro di cura delle persone, bambini e anziani, sia sulle spalle delle donne. Bisogna intervenire per cambiare la mentalità, la cultura. Cercherei anche di mettere in atto politiche che equiparino il congedo parentale tra madre e padre”.
La 42enne ha avuto il giusto supporto da parte del marito: “Mio marito mi ha permesso, insieme ai nonni, di portare avanti questa mia passione per lo studio: si faceva carico delle mansioni quotidiane, dalla cura della casa alla gestione di nostro figlio. Con lui c’è una piena condivisione delle faccende domestiche. Anche le sere in cui mettevo a letto mio figlio poi tornavo a studiare. Nei fine settimana, quando per me era più facile trovare tempo per studiare, mio marito si occupava di nostro figlio”.
“Le mie colleghe di lavoro, di amministrazione mi hanno sempre incoraggiato. Ho ricevuto sostegno anche da chi non aveva una laurea alle spalle. Abbiamo bisogno di punti di riferimento. È fondamentale”, ha concluso.