Un contratto per l’uso del cellulare: questo è ciò che ha fatto firmare alla propria figlia, di dodici anni, una maestra nota sui social. Quest’ultima ha postato sulla sua pagina Facebook il documento, che consiste in otto punti.
Ecco i punti in questione:
A fare una cosa del genere è stato l’anno scorso un docente universitario di Macerata, Emanuele Frontoni, ha deciso di comprare il cellulare alla figlia di dodici anni, ma ad una condizione: tutto è stato subordinato alla firma di un vero e proprio accordo unilaterale.
Tanti genitori italiani hanno paura dello smartphone. Per questo motivo, 13 genitori ogni cento scelgono una linea integralista. Vietano ai loro figli (minori di 16 anni) l’uso del cellulare, la navigazione in Rete, l’iscrizione ai social network. Perfino la visione dei tg viene spesso negata ai più giovani.
L’indagine “I fabbisogni di alfabetizzazione mediatica e digitale” – che il Garante delle Comunicazioni (AgCom) ha presentato oggi, 2 luglio, come riporta La Repubblica – dà notizia del blackout imposto da parecchie famiglie alle bambine e ai bambini di casa, nell’Italia del 2025.
Sono i genitori stessi a confessare la loro linea dura nelle risposte a un questionario che il Garante ha sottoposto a 7.053 individui (“rappresentativi – si dice in questi casi – della popolazione italiana dai 6 anni in su”).
Se tante famiglie scelgono una linea di totale prudenza, altre sono molto più permissive e disinvolte. I loro figli sono liberi di fare quello che vogliono (anche in Rete) senza alcun limite o vigilanza. Una assoluta libertà d’azione viene concessa dal 4,8% dei genitori.
In mezzo a queste due posizioni estreme, ce ne sono altre più moderate. L’11,9% dei genitori permette l’accesso ai media (Internet e social inclusi) solo dai dispositivi di mamma e papà; il 22,8% per un tempo limitato della giornata; il 19,6% in alcune fasce orarie (resiste l’abitudine di usare lo smartphone durante i pasti per il 20% delle persone tra i 6 e i 34 anni).
Nota il garante Agcom che un italiano su tre (con più di 14 anni) non ha “alcun grado di alfabetizzazione algoritmica”, e non sa niente di profilazione. Un quarto ha una conoscenza accettabile. Tutti gli altri si barcamenano, consapevoli ma non abbastanza.