Dopo che in due istituti scolastici è stata ospitata Francesca Albanese per parlare del suo libro, “Quando il mondo dorme. Storie, parole e ferite della Palestina”, il ministro dell’Istruzione ha mandato ispettori che valutassero perfino se ci fossero estremi di reato e se fosse stato garantito “il contraddittorio” per evitare il rischio di “indottrinamento ideologico “.
Estremi di reato perché la relatrice avrebbe “accusato l’attuale governo di essere fascista e complice di un genocidio, ma avrebbe pure detto ai ragazzi di occupare le scuole”. Mentre l’accusa di “indottrinamento ideologico” sarebbe rivolta alla scuola per l’assenza di un contraddittorio che, secondo il ministro, violerebbe “i principi di pluralismo, equilibrio formativo e imparzialità che devono guidare le attività educative delle scuole italiane”.
E siccome gli incontri con Francesca Albanese rientrerebbero in questa fattispecie, vengono ritenuti in contraddizione con la nuova indicazione fornita alle scuole.
Dunque, ispezione che sembra portare con sé tutti i gravai della intimidazione contro la scuola che, se non osserva quando il ministero dispone, rischia sanzioni. In altre parole, al di là degli obblighi amministrativi che le scuole devono tenere, anche se è stato abolito il reato di abuso di ufficio contro magari malversazioni o eccesso di autorità, le scuole italiane sarebbero così immature, così sprovvedute, così poco acculturate, così infantili e di parte (ma di quale parte?), da attivare attività didattiche, come il confronto con un intellettuale, uno studioso, uno storico ecc., senza rendersi conto delle loro azioni, tanto da avere necessità dell’imbeccata del ministero.
C’è infatti bisogno di una direttiva, mai vista prima (nemmeno nei 40 anni di amministrazione democristiana della scuola), del ministro che spieghi a dirigenti, docenti, alunni e organi collegiali come devono comportarsi nell’organizzare una attività didattica, come è appunto l’incontro con uno studioso, un esperto, uno storico e cosi via, compresa questa funzionaria dell’Onu, testimone di importanti fatti storici come i presunti eccidi a Gaza.
Non discutiamo il merito dell’evento in particolare, gli accadimenti gravissimi nella Palestina, ma l’ispezione del ministero, che ha il sapore di chi non è d’accordo nei confronti della libertà didattica della scuola, della sua autonomia e dunque del mancato rispetto culturale e riconoscimento della professionalità dei professori, degli organi collegali, della dirigenza che l’hanno organizzata.
Il ministro, dall’alto del suo dicastero, sembra essersi assunto il compito di vigilante, ordinando cosa le scuole devono o non devono fare sul piano didattico, stabilendo cosa è giusto da cosa non lo è per quella Istituzione, in quel territorio e in quel momento storico.