Si entra nelle settimane di fine anno e, come prassi, la Legge di Bilancio diventa uno degli argomenti principali seguiti dagli organi di informazione e dall’opinione pubblica. Per la scuola, a dire il vero, non vi è tantissimo. Ma ora che è il momento degli emendamenti da presentare in Senato, il dibattito si accende.
Tra le “righe”, La Tecnica della Scuola ha scoperto che l’Istruzione dovrà risparmiare più di 600 milioni in 3 anni. Ora, è vero che il tasso demografico è in caduta libera, come è vero che ai vari ministeri sono stati chiesti sacrifici, nell’ambito di una politica di spending review, ma considerando che il Governo ha più volte espresso attaccamento alla scuola e alla formazione dei giovani, si tratta, indubbiamente, di una notizia che sorprende.
Un’altra novità che non farà piacere ai dipendenti della scuola è poi quella dell’innalzamento di tre mesi, nel volgere di un triennio, dell’età per andare in pensione.
Come pure non è stato gradito lo stop alla nomina di supplenti per le assenze del personale fino a 10 giorni.
Una delle poche buone notizie è rappresentata, invece, dall’applicazione di appena il 10% di tasse sugli aumenti di stipendio; apprezzato è stato anche l’incremento dei congedi.
Fino al 5 novembre saranno presentati gli emendamenti, al Senato, al disegno di legge approvato dal Governo.
E dal 3 novembre prenderanno il via anche le audizioni, che si svolgeranno nella Quinta Commissione sempre di Palazzo Madama.
Tra i primi ad essere auditi ci sarà suor Anna Monia Alfieri, membro dell’Unione Superiore Maggiori d’Italia, che annuncia la riproposizione di un suo “vecchio” cavallo di battaglia: il Buono Scuola a livello nazionale.
È una richiesta, ha detto la suora all’Ansa, che punta a rendere la parità scolastica più concreta di quanto sia attualmente: “ringrazio l’attuale governo di avere avuto il coraggio dei politici di un tempo” e avere messo in campo nuovi fondi, per esempio per gli alunni disabili, “ma ora chiedo il coraggio del Buono Scuola nazionale che aiuterebbe le classi sociali più svantaggiate a scegliere liberamente la scuola“.
Suor Alfieri si presenterà in Senato anche una serie di dati, a cominciare da quel calo del 35% degli alunni nelle paritarie, in linea del resto con la riduzione del tasso demografico e di iscritti nella scuola pubblica, dove ogni anno si perdono oltre 100mila iscritti.
La suora sostiene che molte famiglie, complice l’inflazione post Covid e guerra in Ucraina, non ce l’hanno fatta a reggere i costi chiesti dalle scuole paritarie.
“Proliferano le scuole dei ricchi con rette da oltre 20mila euro l’anno ma noi non vogliamo la segregazione scolastica e vorremmo accogliere anche i figli delle famiglie meno abbienti”. Il Buono Scuola, ha ricordato la suora, funziona già in alcune regioni, come Veneto, Lombardia e Piemonte.
“A 25 anni dalla legge sulla parità voluta dall’allora ministro Luigi Berlinguer, ancora dobbiamo superare le ideologie perché questa emorragia dalle scuole paritarie”, che soprattutto al Sud continuano a chiudere, “lede il pluralismo educativo che invece è fondamentale per la democrazia”, ha concluso suor Anna Monia Alfieri.