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03.10.2026
Aggiornato il 04.10.2026 alle 00:23

Marcello Fois vince il Campiello, lo dedica a Michela Murgia e chiede: perché Grazia Deledda non era nella maturità 2026 a 100 anni dal Nobel? Stop ai genitori governati dai figli

Lo scrittore Marcello Fois con “L’immensa distrazione” (Einaudi) si è imposto nella 64esima edizione del Premio Campiello, noto concorso di narrativa italiana contemporanea promosso e gestito dalla Fondazione Il Campiello e Confindustria Veneto. La proclamazione è avvenuta la sera di sabato 3 ottobre, per la prima volta nella storia del Premio, al Palazzo della Mostra del Cinema al Lido di Venezia. A decretare il vincitore della “vera da pozzo”, simbolo del Premio, è stata la Giuria dei Trecento Lettori Anonimi, composta da persone di diversa età, professioni e provenienza geografica, i cui nomi sono segreti a tutela dell’indipendenza e della trasparenza di giudizio espressa.

Su 282 votanti effettivi, Fois ha ottenuto 83 preferenze, vincendo per un soffio su Alcide Pierantozzi, con “Lo sbilico” ( Einaudi), che ha ottenuto 80 voti. Terzo posto per Elena Varvello con “La vita sempre” (Guanda) con 54 voti, quarto posto per Valeria Parrella con “La ragazzina” (Feltrinelli) con 33 voti e a seguire Ermanno Cavazzoni con “Storia di un’amicizia” (Quodlibet) con 32 voti.

“Scrivere questo romanzo – ha detto Fois a caldo, subito dopo la proclamazione del vincitore – è stato come fare un bilancio di tutto, capire da che parte si sta, come si è messi, capire che scrivere è un mestiere difficilissimo, che c’è una differenza tra scrittori e gente che pubblica e che c’è tanto da dire, tanta gratitudine per questo mondo”.

Quindi, Fois ha detto di volere “intanto ringraziare una persona che non c’è, ma per me c’è, che era una donna bellissima, tutt’altro che livorosa, molto resiliente: si chiama Michela Murgia“: Fois ha quindi dedicato il premio proprio all’amica scrittrice, sarda come lui, scomparsa tre anni fa.

Sempre appena essere individuato vincitore del Campiello, Fois ha speso parole bellissime per un’altra grande scrittrice sarda, Grazia Deledda: “Sono nato – ha ricordato – a duecento metri dalla casa di Grazia Deledda, che è ancora l’unica donna italiana che abbia vinto il Premio Nobel per la letteratura, cento anni fa, nel 1926. Deledda è stata la prima donna che abbia accettato di candidarsi alle elezioni nel 1919, quando alle donne era impossibile candidarsi e lei, ‘grattando’ una legge che non impediva la candidatura ma il voto, si candidò”.

Quindi, ha voluto rimarcare che “Deledda è stata una donna meravigliosa e di cui noi avremmo bisogno oggi e che forse a scuola bisognerebbe ricordarsi, perlomeno nelle tracce dell’esame di maturità, cosa di cui invece quest’anno nel centenario non è avvenuto“.

“Questa – ha detto – è la distrazione di un Paese che forse non è abbastanza distratto da capire che istruirsi e leggere bene è un atto di civiltà”.

Poi, Fois ha parlato di scuola e insegnanti: “Questo è un momento particolarmente difficile per l’insegnamento“, ha osservato, attribuendo una parte della responsabilità anche alla presenza imbarazzante di una parte consistente dei genitori, anche sulle faccende scolastiche.

Anni fa, ha detto ancora alla platea, “ebbi il privilegio di fare un incontro con Rita Levi-Montalcini, che disse ai ragazzi in sala: ‘Voi siete molto informati ma poco formati’. Poi, rivolgendosi ai genitori, la scienziata aggiunse: ‘Non applaudite, perché voi siete la prima generazione di genitori governata dai vostri figli“. Secondo Fois, quella riflessione conserva ancora oggi una sua attualità. “Forse un po’ di attenzione dei media su questa condizione potrebbe risolvere qualcosa in questo Paese”.

“Basta far nascere geni. Chi lavora a scuola sa che la vera mutazione antropologica è che oggi nascono solo geni. Noi eravamo gli ultimi cretini della generazione passata”, ha concluso lo scrittore.

Con il testo vincitore, lo scrittore nuorese ha anche affrontato i temi dell’istruzione, della memoria, del ruolo della letteratura, della lingua italiana e del rapporto con la Sardegna e della fotografa Daniela Zedda.

Infine, parlando dell’importanza dei libri, Fois ha tenuto a dire ai giornalisti – presenti al Lido di Venezia – che “più leggiamo, più saremo civili in questo Paese, più parole abbiamo e meno ci fregheranno le parole altrui“.

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