Home Politica scolastica Maria Marzana (M5S): insufficienti le misure per la scuole

Maria Marzana (M5S): insufficienti le misure per la scuole

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Deputata Marzana, come sta vivendo queste ore concitate per il suo Movimento?
In questi giorni il Movimento 5 Stelle è stato protagonista sulle prime pagine di tanti giornali e su diversi programmi televisivi. Purtroppo, però, come all’inizio della legislatura, la principale finalità è denigrarlo. Infatti prima il mantra era «pensano solamente agli scontrini» con lo scopo di coprire il nostro vero messaggio «via i soldi e i privilegi dalla politica per ristabilire la moralità», concretizzato attraverso la rinuncia dei rimborsi elettorali, delle indennità di carica e della restituzione costante di parte del nostro stipendio. Adesso gli organi di informazione veicolano principalmente il messaggio «i grillini sono violenti» adducendo la nostra poca compostezza in Aula, quando la realtà è un’altra. I Presidenti Napolitano e Boldrini continuano ad espropriare il Parlamento della funzione legislativa: il primo promulgando decreti legge disomogenei per contenuto e che non presentano le caratteristiche d’urgenza e necessità; la seconda non garantendo l’applicazione del regolamento e quindi il corretto funzionamento della Camera. Occorre precisare infatti che la «tagliola», e quindi il troncamento della discussione, non è prevista dal Regolamento, al contrario dell’ostruzionismo che rientra nella procedura parlamentare e che spesso costituisce l’unica arma a disposizione delle opposizioni. Questo cortocircuito, mai accaduto nella storia della Repubblica italiana, ha creato un precedente che avrà drammatiche conseguenze sulla dialettica parlamentare. L’aspetto più inquietante è che la «ghigliottina» si sta reiterando anche nei lavori di Commissione creando fratture insanabili sulla vita democratica del nostro Paese.

Quali sono le principali battaglie combattute dai Cinque Stelle?
Tante sono le battaglie combattute da noi Portavoce del Movimento 5 Stelle da quando siamo stati eletti: ci siamo opposti all’adesione dell’Italia al Programma per l’acquisto di 90 aerei da combattimento (14 miliardi), alla proroga delle missioni militari all’estero (265 milioni per soli 3 mesi), al Fiscal Compact (50 miliardi nel 2014), al Meccanismo Europeo di Stabilità (25 miliardi in un anno), al tentato scassinamento della Costituzione con la modifica dell’articolo 138 e al recente regalo di 7,5 miliardi di soldi pubblici alle banche private con il decreto IMU-Bankitalia, tanto per fare qualche esempio. Di queste battaglie poco o niente è stato raccontato dai media. È evidente che nel nostro Paese i poteri forti temono che una corretta informazione possa compromettere i loro illeciti interessi; così accorciano sempre più il guinzaglio agli organi di informazione; fortunatamente esistono giornalisti di fama internazionale, come Petra Reski, che descrivono lo stato delle cose in Italia.

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Quali proposte ha avanzato il Movimento per migliorare il mondo dell’istruzione?
Abbiamo condotto numerose lotte anche nel settore dell’istruzione, a cominciare dalla mozione che impegnava il Governo a ripristinare gli 8,4 miliardi sottratti alla scuola, università e ricerca nella scorsa legislatura. Essa non è stata appoggiata dai partiti della maggioranza, preludendo già che nessuna inversione di tendenza sarebbe stata avviata nell’attuale legislatura. La conferma della falsa partenza ci è stata fornita dal Decreto cosiddetto «Istruzione» che ha stanziato solo 450 milioni in 2 anni. Durante l’esame di quel Decreto abbiamo conseguito dei piccoli successi come la possibilità per le scuole, nell’ottica di un risparmio e della promozione dell’apprendimento costruito e cooperativo, di elaborare libri digitali in maniera condivisa e su piattaforme aperte. Alcuni altri miglioramenti al testo targati M5S, ai quali peraltro ho contribuito personalmente, sono la garanzia per gli studenti disabili dei servizi di trasporto e assistenza specialistica e la possibilità anche per i docenti precari di accedere gratuitamente ai musei e ai siti di interesse storico statali.

Cosa pensa di questo Decreto? E dell’operato della ministra Carrozza?
Il Decreto «Istruzione», nonostante le nostre proposte, ha lasciato irrisolte importanti questioni del mondo della scuola, confermando la superficialità e la scarsa determinazione della Ministra Carrozza, testimoniate anche dal prelievo forzoso di 150 euro dalle buste paga al già bistrattato personale scolastico e dai 23 milioni tagliati al settore da questo Governo. La dispersione scolastica, ad esempio, è una grave piaga del nostro paese in quanto supera la media del 20%. Per farvi fronte abbiamo proposto misure strutturali come il potenziamento del tempo pieno nella scuola primaria, soddisfacendo tutte le richieste delle famiglie; ma ci siamo dovuti accontentare, per il momento, di programmi di didattica integrativa per gruppi di studenti e solo per l’anno scolastico in corso. Un’altra misura che riteniamo insufficiente, contenuta nel Decreto, è rappresentata dalle assunzioni in tre anni dei docenti, in quanto, per quanto attiene agli insegnanti di classe, si rimpiazzano semplicemente i pensionamenti; nel caso dei docenti di sostegno non si coprirà l’intero fabbisogno (1 docente per 2 alunni con disabilità), né si potranno scorporare dal computo gli alunni che presentano una disabilità grave, come invece noi avevamo richiesto al fine di garantire lo sviluppo delle potenzialità di tutti gli alunni.

Lei è firmataria di una proposta di legge, la 1186, a favore dei cosiddetti Quota 96 della scuola. A che punto siamo?
La proposta di legge M5S a mia prima firma sui «Quota 96», depositata agli inizi della legislatura, è stata abbinata all’analoga proposta del PD. Finalmente, dopo il lungo esame in seno alla Commissione Lavoro, potrebbe vedere la luce a seguito dell’approvazione della Commissione Bilancio. I Quota 96 sono dei lavoratori della scuola a cui la Riforma Fornero ha impedito nel 2012 di andare in pensione pur avendone maturato il diritto, in quanto non ha riconosciuto la loro specificità, fissando al 31 dicembre, e non al 31 agosto, il termine per andare in pensione con le precedenti regole. Il Governo e la Ragioneria dello Stato hanno frapposto diversi ostacoli per impedire l’immediata risoluzione di questa ingiustizia: dai dati contrastanti sulla platea dei beneficiari alle rivendicazioni che sarebbero potute essere avanzate da altre categorie di lavoratori, facendo quindi di fatto delle valutazioni di tipo meramente politico. La nuova proposta fissa, a seguito delle rilevazioni del MIUR, il limite dei beneficiari a 4000 e il termine del 31 maggio per la presentazione della domanda; dispone altresì che l’INPS proceda a stilare una graduatoria sulla base dell’età anagrafica e contributiva, mentre per la copertura degli oneri, circa 400 milioni, si attingerà dal fondo istituito dalla legge di stabilità del 2013 per i salvaguardati della Riforma Fornero. La condizione da me proposta in commissione Cultura per fugare l’ambiguità di un passaggio del Testo Unificato assicurerà che l’INPS prenda in considerazione tutte le domande pervenute entro la scadenza e successivamente proceda alla definizione dell’elenco, in modo da scongiurare possibili discriminazioni tra soggetti vantanti gli stessi diritti.

Vorrebbe chiarire, dopo aver esposto le proposte riguardanti la scuola, l’obiettivo più ampio del Movimento 5 Stelle?
Il nostro è un Movimento culturale, oltre che politico, che ha l’obiettivo di risvegliare le coscienze e di portare la gente a partecipare alla vita politica del proprio territorio. Si tratta di acquisire la consapevolezza che la quasi totalità dell’informazione nel nostro Paese, poiché foraggiata dai poteri forti, va percepita criticamente e costantemente verificata. Si tratta inoltre di comprendere che ciascun cittadino è responsabile delle scelte politiche non solo al momento dell’espressione del voto ma anche durante il mandato dei rappresentanti istituzionali e quindi è opportuno che tutti vigilino sul loro operato e soprattutto partecipino attraverso proposte concrete