In questi giorni il mondo dello showbiz non ha parlato di altro: nella splendida cornice di Venezia si è sposato il patron di Amazon, il miliardario Jeff Bezos. L’unione tra lui e Lauren Sanchez ha attirato gli occhi del mondo intero, visti il lusso della cerimonia e le celebrità presenti.
Ci sono state anche molte polemiche, tra chi ha accusato l’imprenditore di essersi praticamente “comprato” Venezia e chi lo critica per il troppo sfarzo, come fosse uno schiaffo alla povertà. Ma c’è chi pensa anche alla questione “educativa”: a farlo è stato lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, a Il Corriere della Sera.
“Questo matrimonio è il peggiore esempio che possiamo dare ai giovani, peggio di così non c’è niente. A me compete dire, perché ho a cuore la questione educativa, che un evento simile comunica ai giovani che tutto è visibilità, tutto è soldi, tutto è finto. La cultura non c’è, non è nominata”, ha detto.
“Non si ragiona così: io posso tutto perché ho i soldi… Ma solo uno su un miliardo si arricchisce e così prendiamo in giro i giovani. Questo è un mondo in cui i padri insegnano ai figli che tutto dipende da quanto guadagnano. Dobbiamo guardarci dal dire a un ventenne: devi pensare solo al corpo e ai soldi”, ha aggiunto.
Non è la prima volta che parliamo di questo aspetto: una docente, con molta amarezza, un anno fa si è rivolta alla giornalista e blogger Selvaggia Lucarelli, a cui ha scritto uno sfogo, da lei pubblicato nelle storie Instagram. Ecco le sue parole: “Non c’è un ragazzino che non abbia l’ossessione del telefono e di come fare soldi sui social. Ogni volta che chiedo ‘cosa volete fare da grandi?’ le risposte più comuni sono: influencer, star di TikTok, Onlyfans; è un fenomeno sociale molto grave”.
“Mi chiedo: quando avremo bisogno di medici, veterinari, contabili, agricoltori, come faremo? Allora sì che meritiamo l’intelligenza artificiale, perché qui negli umani di intelligente non sta rimanendo più nulla”, ha concluso l’insegnante.
Sicuramente si tratta di un discorso che sarà condiviso da molti colleghi. Ma i ragazzi hanno dei modelli di vita cattivi o non ne hanno proprio? Questa la domanda che si è fatto l’anno scorso il giornalista Carlo Baroni, su Il Corriere della Sera, raccontando un aneddoto relativo ad un docente, che ha posto la domanda fatidica ad un ragazzo: “Chi sono le tue figure di riferimento?”.
La risposta è stata spiazzante. “Lui ci pensò e rispose che non gli veniva in mente nessuno. Nessuno che lo ispirasse. Poteva cavarsela magari con il nome di un rapper. O del bomber della squadra del cuore. Preferì la via della sincerità. Non vedeva nessun modello di vita intorno a sé”, ha raccontato il docente, sorpreso.
Né i genitori, né un idolo musicale, né un campione sportivo: nessuno. Questa mancanza di un modello a cui ispirarsi non suggerisce nulla di buono. “La stessa domanda trent’anni fa avrebbe avuto un’altra risposta. Esistevano ancora gli ‘eroi’. O quantomeno donne e uomini che noi ritenevamo tali. Non che il mondo fosse un posto migliore per viverci. Solo ci sembrava ci desse più speranza. Sono cambiati i ragazzi di oggi? Difficile fare confronti. Ma l’idea è che siano i grandi a latitare”, ha scritto il giornalista.