Breaking News
30.06.2025

Matrimonio Bezos, Crepet: “Peggiore esempio per i giovani, i padri insegnano che tutto dipende da quanto guadagnano”

In questi giorni il mondo dello showbiz non ha parlato di altro: nella splendida cornice di Venezia si è sposato il patron di Amazon, il miliardario Jeff Bezos. L’unione tra lui e Lauren Sanchez ha attirato gli occhi del mondo intero, visti il lusso della cerimonia e le celebrità presenti.

Ci sono state anche molte polemiche, tra chi ha accusato l’imprenditore di essersi praticamente “comprato” Venezia e chi lo critica per il troppo sfarzo, come fosse uno schiaffo alla povertà. Ma c’è chi pensa anche alla questione “educativa”: a farlo è stato lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, a Il Corriere della Sera.

“La cultura non c’è”

“Questo matrimonio è il peggiore esempio che possiamo dare ai giovani, peggio di così non c’è niente. A me compete dire, perché ho a cuore la questione educativa, che un evento simile comunica ai giovani che tutto è visibilità, tutto è soldi, tutto è finto. La cultura non c’è, non è nominata”, ha detto.

“Non si ragiona così: io posso tutto perché ho i soldi… Ma solo uno su un miliardo si arricchisce e così prendiamo in giro i giovani. Questo è un mondo in cui i padri insegnano ai figli che tutto dipende da quanto guadagnano. Dobbiamo guardarci dal dire a un ventenne: devi pensare solo al corpo e ai soldi”, ha aggiunto.

Una docente: “Alunni ossessionati dal fare soldi sui social”

Non è la prima volta che parliamo di questo aspetto: una docente, con molta amarezza, un anno fa si è rivolta alla giornalista e blogger Selvaggia Lucarelli, a cui ha scritto uno sfogo, da lei pubblicato nelle storie Instagram. Ecco le sue parole: “Non c’è un ragazzino che non abbia l’ossessione del telefono e di come fare soldi sui social. Ogni volta che chiedo ‘cosa volete fare da grandi?’ le risposte più comuni sono: influencer, star di TikTok, Onlyfans; è un fenomeno sociale molto grave”.

“Mi chiedo: quando avremo bisogno di medici, veterinari, contabili, agricoltori, come faremo? Allora sì che meritiamo l’intelligenza artificiale, perché qui negli umani di intelligente non sta rimanendo più nulla”, ha concluso l’insegnante.

I ragazzi hanno dei modelli di vita cattivi o non ne hanno proprio?

Sicuramente si tratta di un discorso che sarà condiviso da molti colleghi. Ma i ragazzi hanno dei modelli di vita cattivi o non ne hanno proprio? Questa la domanda che si è fatto l’anno scorso il giornalista Carlo Baroni, su Il Corriere della Sera, raccontando un aneddoto relativo ad un docente, che ha posto la domanda fatidica ad un ragazzo: “Chi sono le tue figure di riferimento?”.

La risposta è stata spiazzante. “Lui ci pensò e rispose che non gli veniva in mente nessuno. Nessuno che lo ispirasse. Poteva cavarsela magari con il nome di un rapper. O del bomber della squadra del cuore. Preferì la via della sincerità. Non vedeva nessun modello di vita intorno a sé”, ha raccontato il docente, sorpreso.

Né i genitori, né un idolo musicale, né un campione sportivo: nessuno. Questa mancanza di un modello a cui ispirarsi non suggerisce nulla di buono. “La stessa domanda trent’anni fa avrebbe avuto un’altra risposta. Esistevano ancora gli ‘eroi’. O quantomeno donne e uomini che noi ritenevamo tali. Non che il mondo fosse un posto migliore per viverci. Solo ci sembrava ci desse più speranza. Sono cambiati i ragazzi di oggi? Difficile fare confronti. Ma l’idea è che siano i grandi a latitare”, ha scritto il giornalista.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate