Home I lettori ci scrivono Maturità 2021, perché le scuole negano il diritto all’autocertificazione?

Maturità 2021, perché le scuole negano il diritto all’autocertificazione?

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Spero che questa rubrica possa accogliere una volta tanto una voce studentesca. La voce di una maturanda, per l’esattezza. Una maturanda che, come tanti altri studenti nella stessa condizione, si è vista chiedere dalla segreteria della propria scuola il deposito del diploma originale delle medie. Proprio di questa piccola faccenda vorrei parlare.

Quest’anno mi è pure capitato (diciamo pure per educazione civica) di interessarmi alle norme sull’autocertificazione: non quella per andare a zonzo durante il lockdown, quella sostitutiva di certificati originali rilasciati dalle pubbliche amministrazioni. Da ormai un quarto di secolo infatti (L. 59/1997, cosiddetta “legge Bassanini”) anche nel nostro paese i cittadini hanno il diritto di avvalersi di questo mezzo anziché fare la spola da uno sportello all’altro come anime in pena. Le amministrazioni possono benissimo dialogare fra loro, evitando inutili code e perdite di tempo agli utenti. Nel frattempo è pure intervenuta un’altra legge che vieta del tutto agli uffici pubblici di acquisire o detenere a qualsiasi titolo certificati originali rilasciati da altri pubblici uffici (L. 183 del 2011: sono passati altri dieci anni!).

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Con una semplice ricerca su Internet si può verificare che sono tanti gli istituti in tutta Italia che violano queste norme, e non solo quello da me frequentato (basta inserire su un motore di ricerca parole come “circolare segreteria esame stato diploma originale medie” o qualcosa di simile). Perché mai? La mia scuola non risponde ai perplessi e minaccia di non far diplomare i recalcitranti. Le segreterie che in Rete giustificano la richiesta rinviano al requisito di legge per il quale i candidati all’esame di Stato devono essere “in possesso del diploma di scuola secondaria di primo grado”. Appare tuttavia grottesco (prima ancora che in contrasto con le norme già ricordate) intendere tale “possesso” come se lo studente dovesse recare con sé in sede d’esame il documento originale del titolo di studio.

Ho segnalato il problema un po’ in giro. Diversi giuristi mi hanno dato ragione. Lo stesso Bassanini mi ha confermato trattarsi di “comportamenti illegittimi” e mi ha invitata a denunciarli ai ministeri competenti. Finora però non ho ricevuto alcuna replica da tali alte sedi. Ci sono di certo problemi ben più urgenti, è indubbio.

Molti naturalmente, specie a scuola, mi hanno invitata a stare zitta e buona al mio posto, a non fare la saccente e l’arrogante, a non infastidire chi fa il suo lavoro, a fare buon viso a cattivo gioco, a lasciar perdere, a fregarmene. Siamo in Italia, in fondo. La scuola italiana è sempre al primo posto quando si tratta di perorare i diritti e la legalità. Ma solo a parole, beninteso. Come mero esercizio retorico. Nei fatti il cittadino deve imparare, fin sui banchi di scuola, a sottostare agli arbìtri della burocrazia. Quando infine esce, maggiorenne e col diploma in mano, deve aver dimostrato di aver compreso almeno questa fondamentale lezione.

Lettera firmata