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Aggiornato il 11.07.2025
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Maturità, alunna scrive a presidente di Commissione: “Colloquio supplizio, mi incalzava e toglieva la parola ai docenti”

Ancora polemiche attorno agli esami di maturità 2025: una studentessa che si è appena diplomata in un liceo classico della provincia di Lecce ha scritto una lettera, pubblicata da Il Messaggero, indirizzata alla sua presidente di Commissione in cui si è lamentata del trattamento ricevuto.

Si tratta di una lettera pubblica, sottoscritta anche da alcuni suoi compagni e amici, che sta facendo discutere. “Lei forse non ricorderà il mio nome, ma io ricorderò sempre il suo”, ha esordito nel testo. Nel testo, l’alunna racconta un colloquio d’esame vissuto “non come un’occasione di gioia”, ma come “un supplizio”, segnato da domande volutamente vaghe, un tono giudicato “aggressivo” e “sminuente”, e un clima di tensione attribuito interamente alla condotta della presidente.

La lettera di accuse ha colpito profondamente la presidente della Commissione, una dirigente scolastica: “Sto cadendo dalle nuvole. Non mi riconosco affatto nella descrizione che è stata fatta – dichiara -. Abbiamo svolto un esame serio, sereno, condiviso all’unanimità con tutti i commissari, interni ed esterni. Nessuno ha mai manifestato disagio o dissenso”.

Il testo della lettera

Ecco il testo integrale della lettera:

“Ai miei docenti, senza di voi non sarei la persona che sono oggi. Alla mia famiglia, per avermi insegnato che davanti ad un’ingiustizia, subita da noi stessi o da altri, non ci si deve mai voltare dall’altra parte.

Cara Presidente, qualche giorno fa ho sostenuto il colloquio orale dell’Esame di Stato. Doveva trattarsi di un’occasione di gioia per me e per la mia famiglia, dati i numerosi sacrifici affrontati nel percorso di studi per conseguire i risultati ottenuti. Purtroppo però, dal primo momento in cui sono entrata nell’aula, dall’altra parte non ho riscontrato il clima di serenità che mi aspettavo. Nel corso del colloquio, ho risposto con tranquillità a tutte le domande poste dai membri della Commissione, sia interni che esterni. Fino a quando, mossa da motivazioni a me ancora oggi sconosciute, Lei ha ritenuto opportuno incalzarmi con una serie di quesiti dai contenuti non chiari, vaghi e generici, posti con tono aggressivo e volti esclusivamente a destabilizzarmi e ad insinuare il dubbio su argomenti da me studiati e compresi. Il Presidente di Commissione svolge un ruolo fondamentale: garantire la regolarità delle operazioni e l’imparzialità della valutazione. Dal momento che non mi ha lasciato la possibilità di esprimermi in sede d’esame, lo farò adesso. Mi spiego meglio, Presidente, tra i suoi compiti non credo vi sia quello di esautorare i membri della Commissione dal proprio ruolo di docenti, togliendo loro la parola costantemente, con domande che esulavano dai contenuti richiesti. Ciò è accaduto nel momento in cui riscontrava la padronanza degli argomenti che avrei voluto avere la soddisfazione di esporre in maniera compiuta.

Questa possibilità, purtroppo, mi è stata ripetutamente negata. Lei infatti, ha sminuito le mie risposte, si è dimostrata infastidita, e non ha consentito agli insegnanti di pormi domande aggiuntive e di interloquire con me, esortando, invece, a proseguire il colloquio con altre discipline. Il culmine è stato raggiunto nell’ultima fase, dedicata ad educazione civica e alla presentazione del PCTO. La prima di una serie di domande capziose è stata: ‘Perché se le cose vanno male ci si lamenta sempre del Governo?’. A tale domanda ho risposto quanto segue: ‘Perché il Governo coordina la politica interna ed estera della Nazione’. Lei mi ha guardata contrariata e ha controbattuto con un giro di parole, finalizzato unicamente a farmi cadere in contraddizione. Ad un quesito di questo tipo, non corrisponde una risposta ‘da manuale’ ed è evidente come lo stesso avrebbe potuto condurmi su un terreno insidioso, con il rischio di portarmi ad esprimere anche convinzioni politiche opinabili e/o non condivise. Per questo motivo, Le ho chiesto di chiarire la domanda poco esplicita, ma questa semplice richiesta è stata ignorata. Ora mi chiedo, se la risposta che avrebbe voluto sentire era: ‘Al Governo serve la fiducia del Parlamento’ perché ha scelto di pormi una domanda fallace invece di chiedermi: ‘Cosa occorre al Governo per esercitare le sue funzioni?’, a cui avrebbe seguito inequivocabilmente la risposta da lei richiesta. Ho cercato di approfondire su quest’argomento, ma non mi è stato possibile, poiché Lei continuava ad infierire”.

“Questo è stato solo il primo esempio dei numerosi tentativi messi in atto per mettermi in difficoltà. Inoltre, con aria sprezzante nei miei confronti, ha detto: ‘Le do una notizia, il Parlamento promulga le leggi’. Sono perfettamente a conoscenza della separazione dei poteri e del ruolo di ciascuno degli organi statali (infatti ho cercato di farlo presente nel colloquio) e se mi avesse dato la possibilità di parlare, senza sovrastare la mia voce con la sua, sicuramente mi sarei espressa in merito. Quando mi ha richiesto di descrivere l’iter di formazione di una legge, io ho menzionato il sistema del ‘bicameralismo perfetto’ e lei mi ha guardata con disapprovazione. Un’altra domanda è stata la seguente: ‘Nella Costituzione Italiana è presente il diritto alla felicità?’. A tale quesito ho risposto: ‘Formalmente no, ma dalla tutela dei diritti inviolabili dell’individuo scaturisce anche la felicità’. Lei ha replicato: ‘Sbagliato, nella Costituzione Americana è previsto il diritto alla felicità’. Un quesito posto chiaramente con l’intento di trarre in inganno, dal momento che la sua domanda riguardava la Costituzione Italiana, non quella Americana. Ha liquidato e denigrato la presentazione del PCTO, sventolandola pubblicamente come se fosse carta straccia, negandomi l’attenzione e il rispetto che il mio lavoro avrebbe meritato”:

“Infine, quando al termine di quello che più che un colloquio potrebbe definirsi un supplizio, mi ha chiesto quali saranno i miei studi futuri, io le ho risposto: ‘Studierò Giurisprudenza’. Lei, con totale mancanza di empatia, ha replicato: ‘Bene, così avrà modo di approfondire questi argomenti’. Con questa affermazione, piena di ostilità e rancore, si è concluso il mio esame. Uscita dall’aula non sono riuscita a trattenere le lacrime. La sua condotta ha rovinato quello che dovrebbe essere uno dei momenti più emozionanti della vita di ogni studente e di ogni studentessa. Ha distrutto un ricordo irripetibile, che più nessuno potrà restituirmi. Per tale motivo, sento il dovere di raccontare la mia esperienza. Il voto non qualifica una persona e non pregiudica il percorso, come mi hanno sempre insegnato i Miei Docenti. Infatti mi ero ripromessa di scriverle questa lettera indipendentemente dall’esito dell’Esame di Stato. Alla luce di quanto accaduto mi domando: lei è mai stata una studentessa? Sa cosa si prova a sedersi in un’aula, desiderando solo un gesto di complicità, di approvazione, o un sorriso per sentirsi a proprio agio? Oggi è toccato a me, domani toccherà ad uno studente più fragile ed insicuro. E questo non posso permetterlo. Per concludere, le do io una notizia: in Europa il numero delle repubbliche è superiore a quello delle monarchie, contrariamente a quanto ha affermato nel corso del colloquio orale della mia compagna (a cui ho assistito personalmente). Inoltre, vorrei farle presente che nel corso del Referendum del 2 giugno 1946, lo scarto dei consensi a favore della Repubblica non era di poche centinaia di migliaia di voti, ma di 2 milioni. Mi sento di aggiungere che affermare: ‘Se avesse vinto la monarchia ce la saremmo comunque cavata’, non è una considerazione adatta ad un Pubblico Ufficiale che in sede d’esame rappresenta un’Istituzione Democratica. Tra i tanti valori che fortunatamente la scuola trasmette vi è quello della solidarietà. Per questo motivo questa lettera è sottoscritta non solo da me, ma anche dai miei compagni che hanno presenziato al mio esame orale in qualità di testimoni”.

La risposta della dirigente

Ecco cosa ha replicato la presidente di Commissione: “Dispiace dover giustificare attività che vengono svolte unicamente nell’interesse degli alunni chiamati a dimostrare la loro maturità, nella convinzione che queste iniziative nuocciono all’Istituzione scolastica e alle Istituzioni più in generale, gettando discredito ed alimentando quella cultura di delegittimazione e di rovesciamento di ruoli e di funzioni, per cui, nel caso di specie, l’esaminatore diventa esaminato. Ciò premesso, non potendo in questa sede replicare ad ogni singola e grave affermazione, mi limito a rilevare che la lettera contiene frasi estrapolate da un contesto più generale, così gettando discredito sulla professionalità e sull’impegno di chi è al servizio della crescita educativa, prima ancora che culturale, degli allievi. E’ evidente che qualsivoglia riferimento fuori dal contesto finisce per portare a giudizi fuorvianti e in aperto contrasto con le finalità delle questioni e con i contenuti delle domande poste”.

“Vero è che la sottoscritta e l’intera Commissione è stata impegnata unicamente a valorizzare gli esaminandi e a far emergere quanto di buono poteva essere portato in evidenza al punto da conseguire risultati finali in linea con la valutazione della Scuola, i quali – e ciò costituisce la migliore riprova della infondatezza delle ‘accuse’ lanciate – gli alunni hanno conseguito risultati finali in piena coerenza con quanto era emerso nel loro percorso scolastico. I colloqui, tesi anche a valutare le esperienze di cittadinanza attiva e lo spirito critico di ciascun candidato, hanno migliorato la presentazione dei candidati, senza con ciò tacere di fronte ad errori, certamente episodici ma piuttosto preoccupanti, come il non conoscere la differenza tra il 25 aprile e 2 giugno o tra monarchia parlamentare e monarchia assoluta. I lavori si sono svolti con il massimo accordo e nessun membro della Commissione ha sollevato rilievi o eccezioni di sorta, ricevendo manifestazioni di stima ed apprezzamento al termine del colloquio da parte di alunni e genitori. Pertanto, nel comprendere lo sfogo emotivo dei firmatari della lettera, auguro agli stessi di affrontare con il giusto spirito le future prove che, nella vita, non finiranno mai e che dovranno affrontare con piena maturità”.

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