Mentre tutti partiti della coalizione di governo applaudono alla riforma degli esami di stato voluta dal ministro dell’istruzione, Giuseppe Valditara, le opposizioni non pare siano d’accordo, anzi la contestano, accusandola di essere punitiva e arretrata.
Affermano, secondo quanto riporta l’Agenzia parlamentare, i rappresentanti del M5S nelle commissioni Cultura della Camera e del Senato: “Con il decreto legge sull’esame di maturità continua a rafforzarsi il modello della scuola punitiva made in Valditara. Leggeremo il testo del decreto legge in dettaglio ma dalle prime informazioni che emergono sembra sempre la stessa musica: una scuola che non premia, non aiuta, non accompagna ma punisce e basta. Così la scuola italiana compie grandi e assurdi passi indietro, gli studenti abbandoneranno il programma scolastico a un certo punto dell’anno per concentrarsi esclusivamente sulle materie che dovranno portare all’esame di maturità. Un ritorno alla preistoria. L’obiettivo è forse tornare al modello scolastico del Ventennio?”.
Dichiarazione che continua con le parole del capogruppo M5S in commissione Cultura: “Con l’ennesimo decreto sulla scuola il ministro Valditara conferma la sua ossessione per la repressione e il controllo. La norma sulla scena muta all’orale non è una misura educativa, è un attacco diretto al diritto dei giovani di esprimere dissenso. Ancora una volta si colpiscono gli studenti che protestano, che scelgono di contestare in maniera simbolica, riducendo tutto a punizione e bocciatura.
La scuola, secondo Valditara, non deve più formare cittadini consapevoli, ma solo futuri lavoratori addestrati all’obbedienza. Un’idea vecchia, autoritaria e profondamente ideologica che mortifica la funzione educativa dell’istruzione. Continua a spingere e promuovere il modello 4+2 dimostrando che per questo Governo gli studenti sono solo numeri da inserire nel mercato del lavoro, e non persone che hanno diritto a crescere, a sviluppare senso critico e a contestare ciò che non funziona.
Noi rifiutiamo questa visione punitiva e aziendalistica della scuola. La scuola deve invece restare luogo di libertà, dialogo e crescita, non di intimidazione e repressione”.
Sulla stessa linea anche l’Alleanza Verdi e Sinistra, attraverso la deputata Elisabetta Piccolotti, membro della Commissione Cultura a Montecitorio: “Con Valditara non manca mai un tuffo nel passato e così i nostri figli faranno l’esame di maturità più o meno come lo fecero i miei genitori, cioè su poche materie selezionate. Così, si cancellano i percorsi multidisciplinari e la capacità di creare connessioni tra diversi campi del sapere: mentre il mondo cambia ad una velocità impressionante sull’istruzione il Governo propone soltanto il solito bignami della nostalgia già visto anche nelle nuove linee guida. Una continua esibizione passatista che serve tra l’altro solo a coprire scelte orientate alla riduzione della qualità dell’istruzione: rendendo obbligatori i percorsi di 4 anni per la filiera tecnico-professionali puntano infatti a ridurre gli anni di scuola dedicati alla crescita culturale e sociale degli studenti. Infine i 240 milioni annunciati per gli stipendi del personale della scuola non solo sono del tutto insufficienti ma, ad una prima ricognizione, paiono frutto soltanto di semplici riallocazioni di risorse.
La scuola avrebbe bisogno di tutt’altro: investimenti cospicui per alzare gli stipendi degli insegnanti in termini reali, sopra l’inflazione di questi anni, e aumentare il tempo scuola riducendo il numero massimo di alunni per classe per garantire che sia possibile farsi carico dei bisogni di tutti gli studenti e le studentesse”.