Ogni anno migliaia di ragazzi italiani preparano le valigie non per partire in vacanza, ma per inseguire un sogno: la laurea. La cosiddetta “migrazione studentesca” riguarda ormai un quarto degli universitari del nostro Paese. Secondo gli ultimi dati del Ministero dell’Università e della Ricerca, elaborati da Skuola.net, nel 2023/24 sono stati oltre 400mila gli studenti iscritti a un ateneo fuori dalla propria regione, pari al 24% del totale, di cui quasi 60mila provenienti dall’estero.

Non si tratta però di un fenomeno uniforme. In alcune regioni, soprattutto quelle più piccole o con un’offerta formativa limitata, lasciare la propria terra per studiare altrove è quasi la norma. Emblematico il caso della Basilicata, che guida la classifica con il 73% di giovani emigrati per motivi di studio. Seguono la Valle d’Aosta (70%) e il Molise (56%). Anche le province autonome di Trento e Bolzano registrano rispettivamente il 50% e il 45% di studenti “esportati”. Percentuali ben superiori alla media nazionale, che dimostrano come la geografia universitaria giochi un ruolo decisivo nelle scelte di chi vuole proseguire gli studi.
Guardando ai numeri assoluti, invece, è la Puglia a guidare il flusso: quasi 41mila studenti hanno lasciato la regione, seguita dal Veneto con oltre 34mila e dalla Sicilia con più di 32mila partenze. Un dato che conferma come il fenomeno non riguardi solo il Mezzogiorno: anche regioni settentrionali con un buon sistema universitario vedono comunque tanti ragazzi spostarsi altrove. La differenza sta nella distanza: mentre al Nord i trasferimenti avvengono spesso tra territori confinanti, dal Sud il viaggio è quasi sempre di centinaia di chilometri.
All’estremo opposto troviamo invece regioni che riescono a trattenere gran parte degli studenti. In testa il Lazio, che conta solo il 9% di fuorisede: su oltre 180mila iscritti, appena 16mila hanno scelto di studiare fuori regione. Bene anche Lombardia (14%), Toscana (15%), Emilia-Romagna, Sardegna, Campania e Piemonte, tutte con circa il 16% di partenti.