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Minorenni investono donna, la magistrata Gatto: “Inutile punire gli under 14, la soluzione è la scuola”

Dopo 45 anni di carriera, gli ultimi otto dei quali come presidente del Tribunale per i minorenni di Milano, la magistrata Maria Carla Gatto è in pensione. In un’ intervista al Corriere della Sera, ha offerto una riflessione lucida e preoccupata sulla criminalità giovanile, le sue cause e le possibili soluzioni, indicando la scuola come il cardine della prevenzione.

Secondo la Gatto, il numero dei reati commessi da minorenni non è aumentato, ma sono cambiate le modalità: “Non nel numero ma nelle modalità violente con cui i fatti sono commessi”.

Le cause sono molteplici: “Le cause possono essere le più diverse: l’uso di sostanze stupefacenti in età sempre più precoce, l’influenza negativa del mondo dei social network, forme di disagio psichico crescente. Situazioni che spesso sono associate a gravi disfunzioni sociali e scolastiche. Mancano investimenti convinti e coordinati da parte dei servizi sia nel settore sociale sia in quello sanitario”.

Per l’ex presidente del Tribunale dei minori, la chiave è la prevenzione e il ruolo della scuola è centrale: “Bisogna sicuramente investire nella prevenzione. In particolare, lo strumento vincente — secondo me — è la scuola. Deve essere immediata la segnalazione dei casi di abbandono scolastico. A Milano, per esempio, si sta agendo portando avanti accordi di collaborazione tra gli uffici minorili della Procura e gli uffici scolastici”.

Commentando l’episodio dei quattro minorenni che, a Milano, hanno investito e ucciso una donna di 71 anni, la magistrata ha evidenziato una responsabilità collettiva: “Si ricollega a una mancanza da parte della società di intercettare il disagio e non approntare tutti quegli interventi utili per evitare che i ragazzi non solo violino la legge ma che non abbiano neanche rispetto dell’altro né delle istituzioni”.

Contraria ad abbassare la soglia di imputabilità sotto i 14 anni, Gatto ha chiarito: “Non ritengo sia utile. I ragazzi non sono in grado di comprendere le conseguenze delle loro azioni a quell’età e di conseguenza non si asterrebbero comunque dal porle in essere solo perché destinatari dell’azione penale. L’obiettivo, invece, è quello di correggere le loro azioni, far intraprendere loro un percorso di responsabilizzazione, guidandoli e orientandoli in assenza di figure autorevoli nell’ambito familiare”.

Ha poi ricordato la responsabilità civile dei genitori: “Sì, per omessa educazione e vigilanza. Il decreto Caivano ha introdotto poi un’ipotesi di reato a carico dei genitori per mancato rispetto dell’obbligo scolastico dei figli”.

Riguardo alle novità introdotte dal decreto Caivano, ha spiegato: “Il decreto ha previsto una maggiore collaborazione tra gli uffici minorili, la Questura e i servizi sociali per interventi più rapidi. Si rafforza la possibilità per il giudice minorile di applicare misure di sicurezza, prescrizioni educative anche per i minori al di sotto dei 14 anni”.

Per i quattro ragazzi coinvolti nell’ultimo caso di cronaca, Gatto ha indicato un possibile percorso: “La Procura presso il Tribunale dei minorenni potrebbe chiedere l’avvio di un procedimento amministrativo con la predisposizione di un progetto educativo da realizzarsi eventualmente anche attraverso il loro collocamento in comunità. Naturalmente qualora il percorso scolastico sia stato interrotto il primo obiettivo è quello di riavviarlo. Il tragico fatto di cui sono stati autori ha certamente segnato il loro futuro e ha spezzato la vita della vittima, causando un immenso dolore ai suoi familiari, ma dobbiamo sperare che la società riesca a rimediare alle carenze di attenzione e cure che finora hanno contraddistinto la vita di questi ragazzini”.

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