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Mobilità 2018, facciamo chiarezza!

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Facciamo un po’ di chiarezza in materia di Mobilità. Ormai è risaputo come a seguito del piano assunzionale renziano del 2015 la scuola italiana sia stata travolta da uno tsunami di insensatezza e approssimazione con cui il precedente governo ha gestito la vita professionale e affettiva di migliaia di docenti. Un piano devastante, che si è abbattuto non soltanto sui docenti neoassunti, costretti ad accettare incarichi a migliaia di chilometri da casa, ma anche sui docenti ante Legem che già si trovavano fuori sede da anni e che, a seguito della saturazione generatasi con la sanatoria degli idonei GM 2012 e dei ben noti errori dell’algoritmo della Mobilità 2016, non hanno più fatto ritorno a casa. Ma la follia con cui è stata gestita la mobilità negli ultimi anni non finisce qui.

Nonostante la scelleratezza delle decisioni governative e ministeriali, si è stabilito, in accordo con le OO.SS., di peggiorare ulteriormente la situazione. Anziché prevedere un piano di rientro per chi era rimasto ingiustamente lontano dai propri affetti familiari, MIUR e sindacati hanno destinato alla Mobilità 2017 un’aliquota ridicola, pari al 30% dei posti disponibili, attribuendo ben il 60% dei posti ad assunzioni, anche di docenti con zero esperienza alle spalle e appena neolaureati. Lasciando al palo migliaia di docenti con esperienza ultradecennale alle spalle. Contravvenendo al principio previsto in ogni ambito della P.A. secondo cui prima di procedere a nuove assunzioni occorre tutelare il personale già di ruolo, attraverso opportune operazioni di mobilità.

Bene, per la mobilità 2018 cosa si è deciso di fare? Anziché sanare la disparità di trattamento tra docenti di ruolo e personale precario, anche per quest’anno si è assegnato il 60% dei posti ad assunzioni, conferendo quindi in due anni ben il 120% dei posti disponibili al personale precario. Quando nel 2016 con gli errori dell’algoritmo in moltissimi tra i docenti di ruolo sono stati beffati da una mobilità straordinaria che sulla carta era del 100%, ma che nei fatti si è tradotta in una colossale presa in giro.

Ora, tutto il rispetto per chi ha vinto un concorso e aspetta di essere immesso in ruolo, ma viste le ingiustizie palesi di cui per anni sono stati vittime i docenti di ruolo, su cui è pure piombato retroattivamente lo sfacelo della L.107, con la chiamata diretta, il potenziamento tappabuchi, l’alternanza scuola-lavoro che sottrae penosamente ore alla didattica e chi più ne ha più ne metta, credo sia arrivato il momento di riequilibrare in modo definitivo la situazione. Prevedendo un piano di rientro di tutto il personale fuori sede di residenza, con priorità ASSOLUTA sulle assunzioni, da congelare fino a quando l’ultimo dei docenti fuori sede non abbia fatto rientro a casa.

Si preveda quindi un piano almeno triennale di Mobilità al 100% e poi si attivino concorsi, FIT etc. solo laddove ci sia reale necessità. Prima di bandire nuovi concorsi si faccia una rilevazione precisa di tutti i docenti che si trovano fuori sede di residenza e che aspirano a rientrare, attivando posti da dare in ruolo SOLO se non esistono docenti interessati al rientro.

Noi docenti di ruolo siamo stati precari per anni, abbiamo fatto una gavetta lunghissima, macinando anni e anni di chilometri e sacrifici. Non abbiamo mai preteso di essere assunti tutti e subito come invece pretendono i vincitori del Concorso 2016. Fermo restando il loro diritto all’assunzione, che esso avvenga solo dopo il legittimo rientro di tutti i docenti immobilizzati ed esiliati 2015.

Grazia Cavallaro