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Mobilità studentesca: aumentano i ragazzi che la scelgono, ma non sempre piace ai prof

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Rispetto all’a.s. 2018/2019 sono aumentati del 38% gli studenti italiani che hanno scelto di studiare all’estero. Sono infatti circa 10.200 i ragazzi delle scuole secondarie di secondo grado che sono partiti dall’Italia per trascorrere almeno tre mesi all’estero nell’anno scolastico 2018-2019.

I dati arrivano dall’XI Rapporto dell’Osservatorio nazionale sull’internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca della Fondazione Intercultura, reso noto oggi, 1° ottobre, al Ministero dell’Istruzione.

L’edizione 2019 ha come tema principale la ricaduta sociale delle borse di studio che ogni anno consentono a circa 1.500 studenti delle scuole secondarie superiori di partecipare a programmi scolastici internazionali in oltre 60 Paesi del mondo. La ricerca evidenzia i benefici economici e sociali tratti dall’esperienza vissuta all’estero in età adolescenziale: raggiungimento di obiettivi personali, formativi e di carriera desiderati e soddisfacenti dal punto di vista economico e/o di prestigio sociale.

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L’importanza della borsa di studio

Una delle principali cause della mancata partecipazione alla mobilità studentesca è rappresentata dal costo troppo elevato.

Per questa ragione è emersa l’importanza delle borse di studio, totali o parziali, senza le quali oltre il 75% dei partecipanti ai programmi non potrebbero partire.

L’impatto sulle scelte post diploma

L’esperienza di studio all’estero incide fin da subito sulle scelte operate dagli ex borsisti: l’indirizzo universitario intrapreso è prevalentemente in ambito umanistico (63% contro il 52% del gruppo di controllo), in particolare in area internazionale (39% contro 11%).

L’86% degli ex borsisti si è laureato e dimostrano anche maggior propensione a continuare gli studi dopo la laurea: 1 su 3 ha completato un programma PhD o Master.

Anche i risultati negli studi sono migliori: il 66% degli ex borsisti ha ottenuto voti di laurea elevati e il 25% ha svolto tutto o una parte del percorso di laurea ed eventuale post-laurea all’estero.

Apertura verso l’estero

L’apertura internazionale degli ex borsisti si consolida nel tempo e nei rapporti personali: 1 su 4 di coloro che vivono in coppia ha un partner straniero.

Inoltre, gli ex borsisti hanno una spiccata e regolare inclinazione a viaggiare all’estero.

Anche la migliore conoscenza linguistica e i rapporti personali instaurati durante l’esperienza all’estero probabilmente favoriscono questa inclinazione.

I benefici professionali e sociali

Anche dal punto di vista lavorativo, gli ex borsisti acquisiscono competenze facilmente spendibili sul mercato del lavoro: percorso di studi brillante e internazionale, apertura mentale, esperienze di lavoro all’estero nel passato, la conoscenza delle lingue (spesso più di una e diverse dall’inglese).

Ben il 79% degli ex borsisti dichiara di aver sempre trovato o cambiato lavoro con facilità.

Dal punto di vista dei rapporti sociali: praticamente tutti gli ex borsisti si sentono apprezzati e molti di loro sostengono che la propria vita ha una direzione chiara.

I nuovi dati sull’internazionalizzazione della scuola italiana

Il Rapporto 2019 si sofferma anche sull’apertura delle scuole verso l’estero: l’indice di internazionalizzazione registra un aumento di due punti rispetto al 2016: da 42 a 44. Diminuisce sensibilmente la percentuale delle scuole con un indice medio-basso (inferiore a 37), dal 46% del 2016 all’attuale 33%; in particolare si riducono proprio le scuole con indice più basso (inferiore a 25) che passano dal 20% del 2016 al 12% del 2019.

La rilevazione, effettuata su un campione di 400 Dirigenti Scolastici delle scuole secondarie superiori, mostra dunque uno scenario incoraggiante.

Licei e IIS continuano ad essere le tipologie di scuola maggiormente internazionalizzate, tuttavia sono Istituti Tecnici (+7) e Scuole professionali (+4) a evidenziare un cambio di passo nella rilevazione 2019.

Diminuisce di 3 punti l’indice complessivo delle scuole del Centro dopo un 2016 in cui risultavano le meglio posizionate; ai primi posti troviamo Nord Ovest (+3) e Nord Est (+5). Il Sud si conferma l’area meno aperta, ma mostra un indice in crescita di 4 punti.

In grandissima crescita è anche il numero degli studenti delle scuole secondarie di secondo grado che sono partiti dall’Italia per trascorrere almeno tre mesi di studio all’estero nell’anno scolastico 2018-2019, circa 10.200 (+38% rispetto al 2016, +191% sul 2009). Aumenta sensibilmente anche il numero degli studenti stranieri che partecipano a programmi di mobilità individuale in Italia, dai 2.800 due anni fa ai 4.500 di quest’anno.

L’atteggiamento dei dirigenti scolastici e dei docenti verso la mobilità

I Dirigenti Scolastici sono da sempre sostenitori dell’apertura internazionale delle giovani generazioni e valutano sempre più positivamente gli scambi individuali e la loro efficacia. Quest’anno confermano di essere consapevoli dell’elevato valore di un’esperienza individuale di studio all’estero. Più della metà, il 54%, dà un voto tra 9 e 10.

Non lo stesso si può purtroppo dire dei docenti. Solo il 46% dei prof è infatti favorevole all’esperienza. Fortunatamente calano anche gli insegnanti che osteggiano apertamente la mobilità (9%, -2% dal 2016). Solo nelle scuole professionali questo dato si mantiene alto, intorno al 15%. Molto bene gli istituti tecnici, che passano dal 17% al 4%.

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