Sarà anche un cliché che gli inglesi siano talmente snob da rifiutare di imparare altre lingue, perché tanto, la loro, è “la lingua” per eccellenza. Uno stereotipo, certo, anche perché tutte le generalizzazioni sono false e pericolose. Tuttavia… L’ultimo numero del Sunday Times – riportato dal Courrier International – pubblica cifre impietose: nel 2024, in più di un terzo dei licei pubblici inglesi non era previsto l’insegnamento delle lingue straniere. Zero, neanche una.
Del resto, agli esami che corrispondono alla nostra licenza media, la prova di lingua non è più obbligatoria dal 2004. Sì, avete letto bene, da più di vent’anni. A partire da quella data, il numero di alunni che sceglie volontariamente di sostenere una prova di lingua straniera si è praticamente quasi dimezzato: da 500.000 a 300.000. Di conseguenza, l’apprendimento del francese, dello spagnolo e del tedesco ha subito un crollo verticale a cascata anche nei licei.
È il francese ad accusare le perdite più cospicue : erano oltre 300.000 a studiarlo prima del famigerato 2004, sono rimasti in 138.000. Una perdita d’interesse verso la lingua di Molière che preoccupa i francesi: secondo il Sunday Times, un portavoce dell’ambasciata di Francia a Londra avrebbe espresso tutto il rammarico della nazione che rappresenta, sottolineando la vicinanza geografica, i buoni rapporti tra Francia e Regno Unito e l’importanza della lingua come strumento potente per fare in modo che i legami tra i due Paesi rimangano stretti.
“Perché centinaia di migliaia di alunni si privano di questo studio?”, si chiede il settimanale inglese. Penuria di docenti qualificati, disinteresse degli alunni? Di certo c’è che la Brexit ha alimentato questa tendenza di fondo, ma non bisogna trascurare il fatto che i docenti sono pochi e gli alunni che volessero studiare il francese o un’altra lingua dovrebbero accettare un orario settimanale molto più duro. Spesso, però, sono gli stessi ragazzi che preferiscono optare per delle materie scientifiche, considerate più importanti per le loro future carriere.
Anche The Guardian ha studiato il fenomeno, ma il quotidiano britannico fa un’analisi più sociologica: la percentuale di alunni che studia una lingua straniera nelle scuole pubbliche meno reputate è inferiore all’11%. Una percentuale che sale al 32% nei licei della buona borghesia. E nel settore privato, soltanto una scuola su sei non assicura l’insegnamento delle lingue. Insomma, un apprendimento che sembra riservato alle élite – sostengono i cronisti di The Guardian – e che fa ripiombare l’Inghilterra nel secolo scorso, come nei romanzi di Jane Austen.
Attendersi dagli altri che ci capiscano non è sufficiente – aggiunge il quotidiano – è necessario che anche noi facciamo del nostro meglio per comprendere gli altri.
Accadrà qualcosa? Questa campagna stampa farà riflettere chi di competenza per porre rimedio a questo vulnus? Permetteteci di restare pessimisti: già venticinque anni fa – come riporta il sito della FLC CGIL – un’inchiesta commissionata dal Governo inglese aveva concluso che nel Regno Unito le lingue straniere si studiavano poco e male. La ricetta degli esperti dell’epoca? Si inizi ad insegnare la lingua straniera fin dall’età di sette anni, un centinaio di scuole diventino bilingui e la conoscenza di una lingua straniera diventi requisito indispensabile per l’accesso all’università.
Venticinque anni dopo, non sembra che le cose siano andate così…