Il pedagogista Daniele Novara, come riporta Adnkronos, ha fatto ancora una volta una riflessione in merito al mondo della scuola, della didattica e della pedagogia. Il suo approccio è quello della “scuola senza voti”, che da quest’anno, tra l’altro, è realtà.
Ecco le sue parole: “La scuola viaggia in modo inerziale ed è sconcertante. L’insegnante, al di là di conoscere la materia che insegna, deve saper organizzare l’apprendimento all’interno della materia stessa”.
“La scuola è una comunità di apprendimento. Il mood dell’insegnante è quello dei processi di apprendimento per far imparare e per farlo si deve sbagliare – continua Novara – dall’errore si impara e da qui una scuola senza voti, perché non si deve valutare l’errore ma i progressi dei ragazzi. Sarebbe un controsenso, è impossibile imparare senza sbagliare, ribadisco, e nel momento in cui si valutano gli errori, si creano dei blocchi emotivi, perché la paura di sbagliare diventa più tragica dello sbagliare stesso. Si esce da questo equivoco valutando i progressi, gli avanzamenti: la valutazione non può mai essere un dispositivo punitivo, la scuola non può essere un luogo di espiazione e quindi sono contrario alle bocciature perché non creano nulla di buono, la pedagogia è una scienza benevola e non punitiva”.
Sul fenomeno delle aggressioni ai docenti e ai ragazzi, Novara spiega: “Il rigore in educazione è sempre necessario, il processo organizzativo della scuola deve essere rigoroso. Bisogna far lavorare i ragazzi, coinvolgerli tutti e l’aggressività si risolverebbe. Poi sarebbe necessaria una co-conduzione di docenti in classe. Ho sempre sostenuto di non lasciare mai da solo un insegnante in classe, la gestione dei processi di apprendimento è un gioco di squadra”.
Novara, infine, assolutamente favorevole al divieto del telefonino a scuola: “Il ritiro dei cellulari è assolutamente in linea con il mio pensiero da sempre, vorrei però evidenziare un’incongruenza tra regolamentare il cellulare a scuola e lasciarlo senza alcuna regolamentazione fuori. Serve una regolamentazione adeguata e severa e il blocco dei social fino a 16 anni, come in Australia”.
Il metodo si basa su alcuni punti imprescindibili: gli alunni pongono domande ai compagni, vivendo la scuola in laboratori e con esperienze dirette, valutando i progressi fatti durante il percorso, sbagliando fino a quando non si arriva alla piena padronanza dei concetti e tenendo gli insegnanti in un ruolo di “registi” che coordino il tutto senza sfociare nel protagonismo. Niente voti, la peculiarità.
L’iniziativa è stata presentata il 30 agosto in conferenza stampa a Piacenza. “Puntiamo a far lavorare gli alunni piuttosto che far parlare i docenti – ha detto Novara – con metodi molto sociali e basati sulla condivisione dei compiti, passando dall’antico metodo lezione-studio-interrogazione a un approccio che punti a valutare i progressi degli alunni, in modo che la loro motivazione venga sempre tenuta altissima”.