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24.04.2026

Nuove Indicazioni Nazionali licei, stop ai Promessi Sposi al biennio: Manzoni simbolo di una scuola “vecchia”?

In questi anni è esploso spesso il dibattito sullo studio della letteratura a scuola. Spesso si prende come esempio I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni come simbolo di una scuola stantìa, ancorata al passato, che non guarda alle innovazioni.

I commenti social: “dàgli all’untore!”

C’è chi crede che sia giusto dare grande spazio in classe a Manzoni per la spinta che ha dato all’uniformità linguistica nel nostro Paese. Chi crede che effettivamente soffermarsi troppo su questo autore sia quasi provinciale e non restituisca a pieno la bellezza e la complessità della letteratura ottocentesca. Ecco altri pensieri sul tema:

“Non so, a me sul dibattito sui Promessi Sposi sembra che sfugga un elemento piuttosto importante: quel signore è, fondamentalmente, il motivo per cui in Italia, in ritardo di quasi un secolo, il genere del romanzo è arrivato. Non solo dal punto di vista linguistico”.

“Mi pare evidente che questi giudizi netti siano frutto del pregiudizio adolescenziale mai risanato”.

“Ma tutti questi citati che dicono che I Promessi Sposi sono meglio della Divina Commedia ma voi chiaramente non avete contezza di quello che dite a livello linguistico di patrimonio culturale ma poi dello studio che c’è dietro la divina commedia dietro ogni parola vabbé follia”.

Nuove Indicazioni Nazionali licei, la decisione

Nella bozza delle nuove Indicazioni Nazionali per i licei, pubblicata lo scorso 22 aprile, c’è scritto che il romanzo di Manzoni non sarà più vincolante al biennio. L’insegnante può sostituirlo con altri libri più accessibili linguisticamente, rimandando la lettura al quarto anno, quando si studia la letteratura dell’epoca manzoniana.

Apriti cielo: questa decisione è stata accolta positivamente da alcuni, mentre per altri è un errore “declassare” Alessandro Manzoni, visto che viene esplicitamente riconosciuto che I Promessi Sposi “non sono più un classico contemporaneo”.

“Come si fa a far appassionare i ragazzi alla lettura con Verga?”

Qualche anno fa la scrittrice Susanna Tamaro è intervenuta sulla questione dell’insegnamento della letteratura italiana nelle scuole, affermando: “Cambierei completamente l’insegnamento della letteratura italiana a scuola, quella è una cosa vergognosa. Basta con Verga, non ne possiamo più”.

“Come si fa a fare appassionare i ragazzi alla lettura con Verga? Ai ragazzi bisogna far leggere cose che fanno loro eco dentro. Cose moderne, contemporanee o no ma che sono adatte per i ragazzi. Non si può far leggere Verga, lo odiavo già io alle medie. Basta”, questo l’appello della scrittrice di Va’ dove ti porta il cuore, che, scherzando ha proposto di essere lei l’oggetto di lezioni di letteratura, sostituendo i grandi classici.

E ha concluso: “La scuola ti disgusta alla letteratura, la odi ferocemente, odi fare Dante, cose difficilissime che già alla mia età erano incomprensibili. Io ho odiato leggere da bambina, capisco perfettamente. Negli anni Sessanta c’erano libri noiosissimi”.

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