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Nuove quarantene a scuola, per Draghi è giusto lasciare a casa i non vaccinati. M5s: penalizzati i bimbi per le scelte dei loro genitori

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Le quarantene differenziate, aperte solo per gli alunni non vaccinati, fanno infuriare la Lega, tanto che i suoi ministri non hanno votato il decreto legge che garantisce le lezioni presenza a chi ha fatto il vaccino e manda in DaD (con casi che variano a seconda del ciclo scolastico) gli alunni che non hanno completato le dosi oppure coloro che sono guariti ma da oltre quattro mesi e senza avere poi fatto alcuna dose a seguire.

Le parole del premier

Il disappunto dei leghisti è stato commentato anche dal premier Mario Draghi.

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Con una certa pacatezza, il presidente del Consiglio ha difeso la norma spiegando di comprendere le perplessità di alcuni, ma è giusto introdurre la distinzione tra vaccinati e non vaccinati anche a scuola, ha sottolineato.

Bonetti: regole semplici e chiare

Tra i ministri schierati col presidente del Consiglio c’era anche quello per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti: in un post su Facebook ha detto che le decisioni prese dal CdM segnano “il passo di un’Italia aperta al futuro. Pnrr e le nuove regole per la scuola, scelte che hanno messo al centro i ragazzi e le loro famiglie”.

“Per rafforzare quelle condizioni che ci permettono di garantire la didattica in presenza, con regole di sicurezza semplici e chiare. I ragazzi sono la priorità del Governo e sono la speranza prioritaria del nostro Paese: facciamo di tutto perché la loro educazione sia piena”, ha concluso Bonetti.

La linea assunta dall’esecutivo Draghi non sembra avere convinto i governatori della Lega, che si dicono dispiaciuti per “la differenziazione tra i bambini vaccinati e quelli non vaccinati, perché questo rappresenta un’ingiusta separazione tra i più piccoli”.

Oltre ai rappresentanti del Carroccio, tra cui figura il sottosegretario Rossano Sasso, anche quelli di altri schieramenti non sembrano avere gradito le quarantene differenziate a seconda dello stato vaccinale.

I dubbi dei grillini: la scuola è inclusione

Tra chi ha speso più di una critica verso la decisione, figurano pure le deputate e i deputati del MoVimento 5 Stelle in commissione Cultura: se si dicono soddisfatte di “prevedere di ridurre da 10 a 5 i giorni di isolamento in caso di contatto con positivi, anche per le scuole dell’infanzia, e di diminuire il numero dei tamponi ad oggi previsti per il tracciamento nelle scuole secondarie di primo e secondo grado”, dicono anche che “la scuola è e deve rimanere luogo di inclusione”.

“Penalizzare i più piccoli per le scelte compiute dai loro genitori – dicono ancora i grillini della Camera – è sbagliato e fa segnare un pericoloso passo indietro nell’impegno a garantire il più possibile il diritto all’istruzione in presenza”.