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16.02.2026

Oggi come nel 1938: l’antico vizio italico di farsi scappare i migliori

L’Italia coltiva ancora l’antico vizio dell’autolesionismo. Cos’altro è, infatti, l’aver sabotato la Scuola, in un mondo in cui la cultura, la scienza, la capacità di ragionamento e di pensiero critico sono indispensabili per rimanere concorrenziali con gli altri Paesi? Il risultato più macroscopico delle scelte degli ultimi 40 anni nel campo dell’istruzione è il numero enorme di analfabeti funzionali: un adulto ogni tre (circa il 35% degli italiani tra 16 e 65 anni) non capisce quel che legge (se non messaggi minimali) e non sa servirsene per la vita quotidiana. La media OCSE è del 26%. Siamo ultimi tra i Paesi avanzati. Su 100 italiani, 46 ottengono punteggi bassissimi nel problem solving e non sanno risolvere nemmeno una proporzione.

L’Italia di oggi non perseguita i migliori: li ignora, li ostacola, li fa scappare

Non solo: mentre si lascia in caduta libera il livello d’istruzione generale, nulla si fa per aiutare e valorizzare chi sia talmente bravo da raggiungere i titoli di studio più alti e prestigiosi. Nessun governo italiano sembra interessarsi davvero della continua emorragia di giovani laureati, dottori di ricerca, scienziati — che all’estero trovano spesso lavoro come docenti universitari o come ricercatori ben pagati — in fuga da un destino di povertà e di precariato nei call center o nella Scuola o nell’Università del Bel Paese. L’inarrestabile “fuga dei cervelli” priva la Penisola — che per formarli ha speso miliardi — di un futuro da nazione moderna, condannandola a declino anticipato e subalternità culturale, scientifica e tecnologica sulla scena mondiale.

Il fenomeno è fortemente aumentato a cominciare dal 2012, crescendo poi progressivamente. Negli ultimi 13 anni circa 700.000 laureati si son trapiantati in Francia, Germania, Regno Unito, Svizzera, e in molti altri Paesi di tutto il mondo. Solo nel 2024, ben 48.000 sono emigrati definitivamente (contro i 37.000 del 2023).

1938: le leggi razziali licenziano e mettono in fuga i migliori cervelli

Non siamo nuovi ad assurdità del genere. L’Italia sta perpetrando contro se stessa un suicidio intellettuale analogo a quello che l’Italia fascista s’inflisse con le vergognose leggi razziali del 1938, quando una quantità notevole di scienziati, storici, letterati, filosofi di grande rilevanza (nonché studenti) furono estromessi da università e scuole d’Italia perché ebrei, e molti di loro si videro costretti a emigrare (salvandosi così dallo sterminio). Lo stesso Enrico Fermi (1901-1954), ricevuto a Stoccolma il Premio Nobel per la fisica nel 1938, migrò subito dopo negli USA per proteggere la moglie, d’origine ebraica. Fermi fu poi determinante nell’aiutare il Paese ospitante a vincere la corsa per l’arma atomica.

Cacciati grandi scienziati e matematici

Il danno che cultura e scienza italiane subirono furono incalcolabili. Espulso Tullio Levi-Civita (1873-1941), ordinario di Meccanica razionale a Roma e già allora matematico di fama mondiale. Cacciato dall’Università Federigo Enriques (1871-1946), docente di Geometria superiore a Roma e tra i massimi esponenti della Scuola italiana di geometria algebrica. Intanto gli “intellettuali” fascisti si facevano in quattro per dimostrare che, perdendo i docenti ebrei, l’Italia non avrebbe perso nulla, e che anzi ne avrebbe guadagnato in “unità spirituale”.

Il suicidio intellettuale dello Stivale, nel nome del razzismo e dell’idiozia

Cancellate intere comunità scientifiche italiane, veniva tagliata la testa all’intera cultura italiana. Ai professori ebrei, licenziati in tronco senza colpa, fu proibito persino di scrivere libri, di frequentare accademie, associazioni professionali e culturali. Intanto 6.000 studenti ebrei venivano buttati fuori dalle scuole.

Il ministro dell’educazione nazionale Giuseppe Bottai (che tra i gerarchi fascisti passava per uno “progressista”) fece dell’applicazione delle leggi razziali un punto d’onore. Curò personalmente la “bonifica del libro”, per “depurare” i libri di testo da ogni traccia di studiosi ebrei e di riferimenti all’ebraismo.

Grandi scienziati italiani da ricordare, perseguitati perché ebrei

Licenziati con effetto immediato molti altri: Guido Fubini (1879-1943), ordinario di Analisi matematica al Politecnico di Torino); Beniamino Segre (1903-1977), docente di Geometria analitica a Bologna, rifugiatosi poi in Inghilterra; Ettore Del Vecchio (1891-1971), professore di Matematica generale e finanziaria a Trieste; Beppo Levi (1875-1961), docente di Analisi matematica a Bologna, costretto a fuggire in Argentina; Guido Ascoli (1887-1957), ordinario di Analisi matematica a Milano; Guido Horn d’Arturo (1879-1967), professore di Astronomia a Bologna e convinto antifascista; Arturo Maroni (1873-1966), docente di Geometria analitica a Pavia; e moltissimi altri.

Allora e oggi: differenze e analogie

Ovviamente il suicidio intellettuale dell’Italia fascista ha motivazioni diverse da quelle che portano l’Italia d’oggi ad un nuovo tipo di autodistruzione culturale e scientifica. Quel suicidio fu dovuto alla follia del fascismo e all’accecamento ideologico dei suoi capi, nonché di chi eseguiva le loro volontà assassine e genocidarie per paura, indifferenza, conformismo, menefreghismo, imbecillità, opportunismo.

Il suicidio attuale invece, è dovuto alla follia del neoliberismo; all’accecamento ideologico di chi trae vantaggio dal ritrarsi dello Stato a favore del dio “mercato”; alla fede assoluta nel dogma secondo cui lo Stato deve lasciar fare al mercato tutto ciò che il mercato è capace di fare, perché esso, magicamente, troverà la soluzione ad ogni problema.

Anche oggi gli esecutori sono tanti, anonimi e spesso inconsapevoli delle proprie azioni e inazioni: per paura, indifferenza, conformismo, menefreghismo, cretineria, opportunismo.

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