«La maleducazione è connaturata indissolubilmente alla subcultura del dominio, in tutte le sue varianti». Parole che — prendendo subito le distanze dalla sottocultura che da decenni considera “conformista” la buona educazione — aprono la nuova fatica politico-letteraria di Stefano D’Errico: A 3.0: critica anarchica dell’antipolitica e della diseducazione. Attualità di Camillo Berneri.
Acquistabile con Carta del Docente, il libro ribalta luoghi comuni sedimentati e fossilizzati negli ultimi 50 anni da neoliberismo e subcultura estremistica di sinistra (che inconsapevolmente ha favorito proprio il neoliberismo), illuminando i danni arrecati alla Scuola finora.
La prima parte delinea la figura di Camillo Berneri (1897-1937), misconosciuto filosofo e scrittore, di cui D’Errico è forse il massimo studioso italiano. Contrario ai dogmatismi (inclusi quelli comunisti e anarchici) e antitetico al violentismo delle mentalità totalitarie di Destra e di certa Sinistra, Berneri fu pensatore libero da conformismi e condizionamenti, capace d’individuar limiti e difetti dei movimenti politici, indicandone con coraggio la via d’uscita.
Figlio d’una insegnante e scrittrice socialista (Adalgisa Fochi, nata a sua volta da un garibaldino dei Mille e da una mazziniana), Berneri, da socialista, s’avvicinò presto all’antimilitarismo e al pensiero libertario, rifiutando la violenza della demagogia fascista e stalinista.
Scrive Berneri nel 1936: «Fino a quando chi parla in pubblico non abbia fatto proprio il principio di Gandhi: “Io non desidero che un solo essere mi segua, se non ho fatto appello alla sua ragione”, non vi sarà educazione politica, non vi sarà libertà né giustizia. I demagoghi sono di tutti i tempi e di tutti i colori. È la demagogia alla quale va schiacciata la testa».
E, in una lettera del 1929: «Ho abbandonato il movimento socialista perché continuamente mi sentivo dar dell’anarchico; entrato nel movimento anarchico mi son fatto la fama di repubblicano federalista. Quel ch’è certo è che sono un anarchico sui generis, tollerato dai compagni per la mia attività, ma capito e seguito da pochissimi. I dissensi vertono su questi punti: la generalità degli anarchici è atea e io sono agnostico; è comunista e io sono (…) per la libera concorrenza tra lavoro e commercio cooperativi e lavoro e commercio individuali; è anti-autoritaria in modo individualista e io sono semplicemente autonomista-federalista (Cattaneo completato da Salvemini e dal sovietismo)».
Riscoprire Berneri — trucidato nel 1937 a Barcellona da sicari stalinisti — è dunque seguir le tracce d’un pensiero libero e intellettualmente onesto, che mette la politica al servizio dell’etica: proprio ciò che è mancato nell’ultimo secolo all’Italia, ostaggio di dogmatismi fascisti, comunisti, cattofascisti/cattocomunisti, e infine qualunquisti e neoliberisti. Il pensiero berneriano è di grande utilità nella comprensione del momento storico che la Scuola sta attraversando.
Scrive nell’Introduzione il giornalista di Radio Radicale Andrea Billau: «la Scuola è diventata ormai un mercantificio che ha buttato a mare tutte le esperienze di educazione libertaria, fiorite negli anni ’70, e che formalmente celebra Don Milani per poi tradirne l’insegnamento ogni giorno. È un quadro fosco, ma il testo di D’Errico, col ricordo d’un’altra possibilità che s’è affacciata nella storia, risulta essere un barlume di luce in questi tempi bui. Perché Berneri, allievo di Salvemini, che ebbe come interlocutori personaggi come il liberale Piero Gobetti e Carlo Rosselli col suo Giustizia e Libertà, rappresenta quell’alternativa di socialismo nella libertà che, contro la deformazione dell’anarchia in movimento estremista, causata anche dagli errori degli stessi anarchici, è l’affermazione d’una politica umanista a base etica che sola può dare un futuro alle nuove generazioni, attraverso un’opera d’educazione a esercitar la critica dell’ordine (disordine) dato senza quell’estetismo dell’azione per l’azione che ancora affligge i movimenti attuali».
La seconda parte dell’opera, “Diseducazione e istruzione”, s’articola in capitoli dai titoli stimolanti per chiunque abbia sete di verità su una realtà scolastica scarsamente distinguibile tra le nebbie della propaganda di tutti i governi recenti. Per esempio: I pedagoghi del minimalismo; Il ciclone Berlinguer; La mutazione genetica del corpo docente e il disinvestimento come paradigma; Solo “competenze” e addestramento esecutivo; Le aggressioni impunite contro gli insegnanti; Il linguaggio giornalaio; Il giovanilismo e la fobia per i “vecchi”.
La terza parte (“La diseducazione del Paese”) è articolata in temi illuminanti e non reperibili altrove: ad esempio L’italietta: gioco e (vita) d’azzardo; Il retaggio del fascismo; Nuovo look, nuovi “valori”; Il giustizialismo; La “seconda Repubblica” e la perdita di senso; Ceto medio kaputt; Il mito del “successo” senza impegno, fatica, esempi e autorevolezza.
In appendice una lucida analisi — basilare per capire la realtà odierna — del patrimonio ideale di Berneri.
Segretario Nazionale del Sindacato di base Unicobas Scuola & Università (attivo dal 1990 nella difesa dell’istruzione pubblica e di chi la fa), D’Errico partecipò negli anni ‘70 al movimento studentesco e alla lotta contro la cultura della droga e il dilagare delle tossicodipendenze. Dal 1986 fu esponente di punta dei Comitati di Base della Scuola, e nel 1990 tra i fondatori di Unicobas, prima organizzazione intercategoriale del sindacalismo alternativo nata in Italia.
