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Oltre l’intrattenimento: una proposta per la scuola

La professione docente sta attraversando una crisi senza precedenti. Oggi l’insegnamento si trova schiacciato tra il disinvestimento emotivo degli studenti e le aspettative pressanti delle famiglie, che troppo spesso confondono il successo formativo con il mero voto numerico.

Questa dinamica ha spinto molti docenti a trasformarsi in “intrattenitori”, appiattendo la valutazione su una scala ridottissima (i classici tre voti intermedi) pur di evitare conflitti. Per uscire da questa impasse, è necessaria una riforma strutturale basata su tre pilastri.

Innanzitutto, il superamento del gruppo-classe. Il modello basato esclusivamente sull’età anagrafica è infatti ad oggi anacronistico. È urgente introdurre percorsi personalizzati per livelli di competenza. Invece di classi statiche, la scuola dovrebbe organizzarsi in moduli: lo studente frequenterebbe così il livello più adatto alle sue reali capacità in quella specifica disciplina, permettendo sia il recupero delle lacune che la valorizzazione delle eccellenze.

In secondo luogo, la valutazione dovrebbe essere esterna (modello Cambridge). Per ridare autorevolezza al docente e oggettività allo studio, la valutazione finale non dovrebbe più essere gestita internamente. Adottando un sistema di esami esterni standardizzati (sul modello britannico o dei processi di certificazione linguistica), il docente smetterebbe di essere il “nemico” o il bersaglio delle lamentele dei genitori, diventando il mentor e l’alleato che prepara lo studente a una prova terza. In questo modo si eliminerebbe il clientelismo valutativo e l’inflazione dei voti, garantendo che un ottimo risultato corrisponda a una reale competenza, riconosciuta ovunque.

Infine, occorre puntare sulla responsabilizzazione e sul merito. Slegare il docente dalla valutazione finale permetterebbe di ristabilire un patto educativo onesto. Se infatti il traguardo è oggettivo e fissato dall’esterno, lo studente sarebbe naturalmente spinto a ritrovare il desiderio di impegnarsi, sapendo che il suo successo dipende dalla preparazione e non dalla negoziazione del voto.

Arianna Ragusa

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