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17.04.2026

Omicidio Massa, il padre di uno dei fermati accusa la vittima: “Se un bimbo di 16 anni ti dà un pugno cadi giù se sei ubriaco”

Si continua a parlare dell‘omicidio di un uomo di 47 anni a Massa, avvenuto nella notte tra sabato e domenica, aggredito da un gruppo di giovani e ucciso davanti alla compagna e al figlio 11enne.

Il padre di uno dei ragazzi fermati ha accusato la stessa vittima, come riporta La Nazione, durante una  telefonata trasmessa ieri sera nella puntata di Diritto e Rovescio: “Ancora non si sa neanche se sia colpevole” e incalza: “Mi dispiace sia morto un padre di famiglia, mi dispiace che un bimbo ora sia senza il suo papà. Ma mio figlio e i suoi amici non possiamo chiamarli banda di criminali. Mio figlio poi è un bravo ragazzo, incensurato”.

“Ha dato una testata a un bimbo, un altro bimbo gli ha dato un pugno, è caduto giù ed è morto. Non mi dite che è stato massacrato di botte”. Oltretutto insiste che è pressoché impossibile essere stesi da un pugno sferrato da un ragazzino di 16 anni: “Se un bimbo di 16 anni ti dà un pugno, non lo so se cadi giù, o meglio, cado se sono ubriaco o drogato”, insinuando così che la vittima potesse non essere lucida, addirittura ubriaco o drogato.

E sul rimprovero ai giovani attacca: “Ma chi sei te che vai a picchiare i bimbi? Chiama i Carabinieri no? Se uno lancia delle bottiglie non ti devi mettere in mezzo”.

Le parole di un altro genitore

Già un altro dei genitori, qualche giorno fa, aveva pronunciato parole simili: “Deve essere successo qualcosa, dicono che si sono difesi. Mio figlio non è un violento, è un lavoratore. Siamo distrutti, il pensiero è alla famiglia di quell’uomo, al suo bambino che era lì”, queste le parole del padre del 19enne aggressore, come riporta La Repubblica.

“Voglio capire, è tutto così terribile. Ripeto, mio figlio non è un cattivo ragazzo, non so cosa possa essere successo”, ha detto, disperato, in viaggio verso il carcere, dove il figlio è detenuto. Siamo devastati, pensiamo a quel bambino. Se vorranno, farò di tutto per aiutarlo, sono pronto a pagargli gli studi, l’Università. So che non è nulla per quello che ha vissuto, ma farei qualsiasi cosa. Mi dispiace immensamente. Sono venuti i Carabinieri a casa, non capivo, è stato un momento molto triste. Ho aspettato tanto davanti alla caserma, pregando che non c’entrasse niente”, ha aggiunto.

Il fatto

Come riporta Il Corriere della Sera, l’uomo aveva chiesto di non gettare bottiglie contro una vetrina. A inveire su di lui un gruppo di giovani, tra cui alcuni italiani e alcuni stranieri, tra i 16 e i 20 anniNella serata di ieri due ragazzi maggiorenni e un minorenne sono stati fermati dai Carabinieri con l’accusa di omicidio volontario, individuati grazie alle telecamere di sorveglianza e ad alcuni testimoni.

Si tratta di un 23enne e un 19enne, entrambi di nazionalità rumena. Analogo provvedimento è stato preso dal Tribunale per i minorenni di Genova nei confronti di un minore.

Le reazioni istituzionali

“A nome della città esprimo profondo dolore e grande sconcerto per questo episodio di violenza inaudita, aggravata da motivi futili, che ha scosso l’intera comunità. Rivolgo le più sentite condoglianze e la mia vicinanza alla famiglia duramente colpita da una tragedia così grave e ingiusta”, dice il sindaco di Massa Francesco Persiani che nel giorno delle esequie proclamerà il lutto cittadino.

“Ho richiesto un incontro urgente al ministro dell’Interno, che ho già sentito in via informale e ha espresso grande attenzione alla vicenda, per rappresentare la situazione del territorio e sollecitare una stretta immediata sulla sicurezza nella zona”, dice il deputato toscano della Lega Andrea Barabotti. “Ancora una volta una vittima che resta a terra a causa della incapacità del governo Meloni di garantire la sicurezza”, aggiunge la senatrice di Italia Viva Dafne Musolino.

Il cordoglio di Fialdini

A colpire anche quanto scritto, sulla sua pagina Facebook, dalla conduttrice Rai e giornalista Francesca Fialdini, originaria proprio di Massa, che conosceva la vittima. “Giacomo era un mio compagno di classe. Sapere che è morto a causa di una violenza degenerata, messa in atto da ragazzini è doppiamente doloroso.. Giacomo era un papà, e ha agito in quanto tale oltre che da cittadino. Mi chiedo ora dove siano i papà di quei ragazzi e anche dove siano gli altri cittadini, quelli che ci governano pensando che parlare di educazione emotiva a scuola non serva a nulla. Ma anche quelli che non mettono in piedi nessuna offerta alternativa credibile per i giovani, che oggi hanno evidentemente bisogno di altro per una socializzazione sana e rispettosa”.

“Ora però piango un compagno di giochi, un padre di famiglia, e anche un bambino – suo figlio – che ha visto tutto. Come città dovremmo stare vicino alla sua famiglia. Non con la rabbia della vendetta ma con la salda convinzione che questa tragedia debba trasformare le coscienze di questa comunità ferita. E impoverita. Ciao Giacomo! Ragazzone sorridente”.

 

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