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20.10.2025

Orientamento, lo psicologo: “Chi sceglie un tecnico non deve sentirsi giudicato dai genitori come se non volesse impegnarsi”

Come scegliere la scuola superiore? Secondo uno psicologo, Paolo Bozzato, psicoterapeuta esperto di scuola, i figli devono ascoltare sé stessi, non i genitori, lasciando perdere gli stereotipi. Ecco cosa ha detto a Il Corriere della Sera.

Come scegliere la scuola superiore?

“Ad esempio la convinzione che le ragazze non siano portate per le materie scientifiche, perché le porteranno a impieghi tradizionalmente maschili. O che un ragazzo con un background migratorio non possa fare un liceo classico. Altro caso: chi sceglie una scuola professionale o tecnica, deve farlo senza sentirsi giudicato dai genitori come se stesse “rinunciando” al liceo o non volesse impegnarsi”, queste le sue parole.

“In questo momento il rischio è che i ragazzi si sentano schiacciati dalle aspettave dei genitori e dalle loro paure. Quindi noi adulti dovremmo aiutarli a porsi una domanda più profonda di ‘Che scuola vuoi fare?’. Ovvero chiedere loro che tipo di persona vogliono diventare. Compito dei genitori è stare accanto, non certamente di decidere al loro posto, ma di aiutarli a scegliere incoraggiandoli a essere coerenti con loro stessi, a capire cosa gli piace, cosa li fa stare bene, quali contesti li motivano di più. La scelta perfetta non esiste, quella più giusta tiene insieme le possibilità e l’identità che il ragazzo sta costruendo. Tra le domande utili da fare ci sono: ‘Cosa ti appassiona davvero?’. ‘In quale scuola ti immagini più a tuo agio?’. ‘Cosa ti incuriosisce di questa o altra?’ Domande aperte che aiutano nell’esplorazione”, ha aggiunto, dando alcuni suggerimenti.

“Il genitore deve ascoltare senza giudicare”

“Il genitore deve ascoltare senza giudicare, incoraggiandolo e riconoscendo ciò che il figlio che già sa fare bene e magari è già venuto fuori nel percorso scolastico precedente. Il tutto senza manifestare ansia: la decisione verrà fuori, sarà maturata quando sarà pronto. Accompagnare all’orientamento significa anche educare alla flessibilità, alla capacità di ridefinire obiettivi e progetti quando cambiano condizioni e motivazioni. Come nella vita adulta, è un’abilità che non si smette mai di allenare. Gli adolescenti hanno bisogno di modelli ed è normale che ne siano attratti: li vedono come si mostrano, ovvero liberi, creativi, felici, a volte ricchi. Il compito degli adulti non è svalutare e dire ‘Non è un vero lavoro’, ma aiutare a distinguere i ragazzi tra sogno e progetto. E mostrare che ci sono progetti più concreti, ovvero lo studio, che vale la pena continuare a fare accanto ai sogni. Chiedergli: ‘Che persona vuoi diventare oltre a fare video i video sui social?’. ‘Nel frattempo che ti fai una fama, cosa puoi fare d’altro?’. Ampliare le loro possibilità. Non vietare, non chiudere”, ha concluso.

Crepet: “I genitori preferiscono i maestri delle pacche sulle spalle a quelli scomodi. 

Inutile dire, ormai è risaputo, che le ingerenze dei genitori della vita scolastica dei figli sono moltissime. Ecco le parole dello psichiatra Paolo Crepet di qualche tempo fa.

Ecco alcuni suggerimenti alle figure di riferimento per i giovani, come genitori e docenti: “Noi adulti, per i ragazzi, dobbiamo essere istruttori di volo. Non siamo qui per mettere piombo sulle loro ali. Prima, i nostri genitori ci dicevano: ‘Questa casa non è un albergo’. Adesso, invece, diciamo ai nostri figli: ‘Questa casa è un albergo. Rimanete qui con noi, per favore. Non andate via’. La parola libertà è diventata una chimera. Nel dopoguerra c’era tantissima voglia di fare, quello è stato il tempo dei capolavori del cinema arditi e provocatori. Oggi, al contrario, insegniamo ai ragazzi a vivere in comfort zone, in comodità: divano, maschera, vision pro, Playstation, ‘stai tranquillo amore mio’. Quando sentite ‘amore mio’, scappate”. 

“Nonna Maddalena, quando ero bambino – sono stato un bambino molto irrequieto – mi diceva una cosa meravigliosa: ‘bàdati’. Bàdati sapete cosa vuol dire? Significa: sono sicura tu sia capace di badare a te stesso. Far sentire i bambini capaci di fare, di essere, insegna loro la libertà. Oggi facciamo l’opposto: noi badiamo ai nostri bambini. Li prendiamo e sin da piccoli li mettiamo in comfort zone. Perché non credete in loro? È necessario insegnargli a perdere, facendoli giocare liberamente. Ogni partita persa, rafforza. Chiedetelo a Sinner se e quanto sia utile perdere”, ha aggiunto.

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