La content creator Flaminia Bonanni, attraverso il suo account Instagram Flamiblonde, ha pubblicato un video dedicato al tema del patriarcato, della mascolinità tossica e degli stereotipi di genere. Nel suo intervento, Bonanni parte da una considerazione sul ruolo delle donne nell’educazione dei bambini e dei ragazzi. “Sono stanca di sentir parlare di mascolinità tossica, di misoginia degli uomini, di patriarcato interiorizzato e di stereotipi di genere maschili”, afferma, sostenendo che nella critica generale non sia considerato il fatto che “gli uomini vengano educati principalmente dalle donne”.
Nel ragionamento di Bonanni, accanto alle madri viene evidenziato il ruolo delle docenti, considerate una presenza prevalente nel sistema scolastico italiano. La content creator cita alcuni dati sulla presenza femminile tra gli insegnanti: secondo le statistiche da lei richiamate, le donne rappresenterebbero il 99% del corpo docente nella scuola dell’infanzia, il 96% nella primaria, il 78% nella secondaria di primo grado e il 66% nelle scuole superiori. “Nei fatti, quindi, i bambini e i ragazzi vengono educati quasi esclusivamente dalle donne: le madri e le insegnanti”, sostiene Bonanni. Da qui la domanda posta nel video: “Come mai, allora, non ho mai sentito nessuno prendersela con le donne per il fatto di trasformare i bambini in ‘maschi tossici’ o in ‘figli sani del patriarcato’?”.
Nella parte conclusiva del video, Bonanni contesta l’idea che gli uomini, in quanto tali, debbano essere considerati responsabili di comportamenti violenti o discriminatori commessi da altri uomini. “La maggior parte degli uomini ama le donne, le rispetta, non farebbe mai loro del male e non le considera affatto inferiori”, afferma, descrivendo anche il desiderio, per molti uomini, di costruire una famiglia e una relazione basata sulla condivisione. Rivolgendosi in particolare ai ragazzi delle nuove generazioni, invita a non sentirsi colpevoli per azioni non commesse: “Non chiedete scusa per azioni che non avete commesso e che non fareste mai, perché la responsabilità è sempre del singolo, com’è giusto che sia”.