Home Attualità Pensioni: “il burnout dei docenti deve essere riconosciuto dal Governo”

Pensioni: “il burnout dei docenti deve essere riconosciuto dal Governo”

CONDIVIDI

Uno dei temi più vivaci di queste ultime settimane è senza dubbio quello relativo allo stress dei docenti in rapporto all’età pensionabile, che ha visto proprio in questi giorni la conferma dell’uscita anticipata solo per le maestre d’infanzia, l’unico fra i vari gradi di scuola, ad essere dichiarato usurante e gravoso.

RICONOSCERE LE MALATTIE PROFESSIONALI

A tal proposito, i senatori di Sinistra Italiana Fabrizio Bocchino e Alessia Petraglia, insieme a Giuseppe Vacciano del Gruppo Misto,  hanno presentato un articolato Ordine del giorno che, se approvato, “impegnerà il governo a intervenire per correggere le evidenti distorsioni e gli impatti negativi che ben 4 riforme previdenziali ‘al buio’ hanno imposto a questa categoria”, si legge sul comunicato.

Gli insegnanti sono sottoposti a stress emotivi non indifferenti e certamente l’allungamento dell’età pensionabile non fa altro che peggiorare la situazione. Già compromessa in molti casi, dato il numero sempre crescente di burn out, la malattia professionale più diffusa fra i docenti. Per questo i senatori vogliono far riconoscere la malattia professionale per la categoria insegnanti.

In mezzo alla notizia

“Il Ministero dell’Economia e finanze dispone da anni dei dati sull’idoneità degli insegnanti, dichiara Bocchino, ma non li ha mai elaborati, impedendo di individuare e riconoscere le malattie professionali della categoria, che numerosi studi dimostrano essere soprattutto di ordine psicologico e psichiatrico, come accade in quasi tutti i lavori di cura”.

Gli fa eco la collega Petraglia: “l’82 per cento degli insegnanti sono donne con un’età media di 50,2 anni, periodo in cui il rischio depressivo è quintuplicato rispetto all’età fertile. Ma il fondo specificamente istituito dal decreto legislativo 81/2008 per la tutela sanitaria dei lavoratori secondo genere ed età non è mai stato finanziato”, denuncia la Senatrice.

NON BASTANO APE SOCIAL E OPZIONE DONNA

I senatori fanno notare che il tema della malattia professionale è strettamente legato di conseguenza anche all’età pensionabile, che sta creando il malumore fra i docenti.
Ma ancora rivolgendosi principalmente alle donne lavoratrici, i senatori Bocchino, Petraglia e Vacciano non considerano una misura efficace iniziative quali l’opzione donna e l’Ape social: “L’Opzione donna e l’Ape non rappresentano una soluzione, perché la pensione viene decurtata del 20 per cento, una cifra insostenibile per le insegnanti le cui retribuzioni, ferme al 2008, hanno perso oltre il 12 per cento del potere d’acquisto a partire dal 2010, come ha certificato l’ARAN, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni”, fa notare Bocchino, che insieme ai colleghi spera che l’ordine del giorno venga approvato. In questo modo, “il governo non potrà più operare alcuna riforma previdenziale senza aver prima valutato salute e incidenza delle malattie professionali, età anagrafica e anzianità di servizio della categoria professionale e dovrà avviare tutta una serie di misure per il riconoscimento e la cura delle malattie professionali degli e delle insegnanti”, concludono i senatori.

IN PENSIONE PRIMA DEI 67 ANNI: SOLO 15 CATEGORIE

Ricordiamo, a titolo di cronaca, che dal 2019 è previsto lo stop all’aumento a 67 anni dell’età di pensione per 15 categorie di lavori gravosi: le 11 già fissate dall’Ape social (tra cui maestre, infermieri turnisti, macchinisti e edili) e altre 4 (agricoli, siderurgici, marittimi e pescatori). In questi casi il Governo ha valutato particolarmente stressante l’attività lavorativa, al punto da concedere la pensione anticipata a totale carico dello Stato.