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Pensioni quota 100, in poche ore 800 domande. Salvini: avremo insegnanti più giovani, vogliamo quota 41

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Per l’accesso alla pensione con Quota 100, sono 800 le domande giunte all’Inps nelle prime ore di apertura del servizio di acquisizione delle candidature.

Le prime domande da 470 cittadini, 330 tramite Patronato

A farlo sapere è stato l’Inps, comunicando il dato aggiornato alle ore 19.00.

“Nel ricordare che, a seguito dell’entrata in vigore del Decreto Legge n. 4 del 28/01/2019 – si legge – l’Inps ha reso disponibile da stamattina il servizio di acquisizione delle domande on-line per la pensione “Quota 100″, si trasmette un aggiornamento sul numero di quest’ultime. Alle ore 19.00 risultano presentate 800 domande, delle quali 470 dai cittadini e 330 tramite i Patronati”.

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Confermate Opzione donna e Ape social

Hanno facoltà di fare domanda di pensione all’Inps, anche le lavoratrici che rientrano nella cosiddetta Opzione donna, ovvero quelle che hanno almeno 58 anni (59 se autonome) e 35 di contributi (con l’assegno calcolato tutto col sistema contributivo).

L’Inps riapre anche alla presentazione delle domande per il riconoscimento dell’Ape social, misura che era scaduta a fine 2018 e che il decreto proroga fino a fine 2019: potranno presentare domanda di sussidio gli over 63 in condizione di disagio con almeno 30 anni di contributi se disoccupati e almeno 36 se impegnati in attività gravose (tra cui le educatrici dei nidi e le maestre della scuola dell’infanzia).

Per la scuola tempistica a parte e più favorevole

Per il personale scolastico, di sicuro si sa, ad oggi, che le domande potranno essere presentate entro il prossimo 28 febbraio e che l’unica uscita sarà quella tradizionale del 1° settembre.

L’anno in corso, inoltre, dovrebbe valere per intero. Questo significa che insegnanti, Ata e dirigenti scolastici che compiranno i 62 anni anche nei mesi terminali del 2019, comunque entro il 31 dicembre prossimo, dovrebbero comunque avere la possibilità di accedere a quota 100. In pratica, verrebbe la norma adottata con la pensione di vecchiaia.

E lo stesso discorso dovrebbe valere per il raggiungimento dei 38 anni complessivi di contribuzione: in pratica, varrebbero anche i quattro mesi che vanno da settembre a dicembre 2019, anche se il lavoratore non sarà più in servizio.

Giorni importanti

L’apertura alle domande giunge alla vigilia dell’esame del Decretone su reddito di cittadinanza e quota 100 in commissione Lavoro al Senato: la seduta è stata infatti convocata per le 14.30 e la relatrice sarà la presidente Nunzia Catalfo (del M5S).

Ma, soprattutto, arriva nel giorno della pubblicazione della circolare illustrativa dell’Inps, che ha fatto seguito all’arrivo del decreto in Gazzetta Ufficiale.

I lavoratori con 62 anni di età e 38 di contributi, ma anche chi è più giovane ma ha già maturato 42 anni e 10 mesi di contributi (41 e 10 se donna), possono quindi fare domanda all’Inps o telematicamente (se ha il Pin o lo spid) o attraverso il call center o attraverso i patronati o gli altri soggetti abilitati.

Quanti andranno via entro il 2021 e cosa farà il Governo

Il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha intanto confermato che complessivamente nel prossimo triennio la stima del Governo su quanti lavoratori usciranno con almeno 38 anni di contributi e 62 di età, saranno un milione, oltre un terzo dei quali donne (circa 350.000).

Nel corso della conferenza stampa, Salvini ha anche detto che l’obiettivo del Governo è ora quello di approvare “Quota 41”, ovvero la possibilità di andare in pensione anticipata indipendentemente dall’età una volta che si siano raggiunti 41 anni di contributi. La misura è stata esclusa quest’anno perché molto costosa.

“Quota 41 – ha detto Salvini – è il prossimo obiettivo: questa è solo la prima di cinque manovre che puntano tutto sugli italiani. Abbiamo messo un primo mattone sulla Fornero. Sono stati quasi otto mesi di lavoro entusiasmante, faticoso, con tanti amici nel Paese e qualche avversario nei salotti buoni”.

In serata, sempre Salvini, parlando al conduttore Giovanni Floris, nel corso della trasmissione ‘diMartedì’ su La7, ha detto: “Con quota 100 – ha detto il ministro – molti giovani inizieranno a fare gli infermieri, i poliziotti, gli insegnanti. Tutti statali”.