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Aggiornato il 26.12.2025
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Pensioni, “stretta” in Manovra su chi sperava di lasciare prima, i lavoratori precoci e usuranti. Schlein: stracciate le promesse della Meloni

Alla fine, in un modo o nell’altro il Governo Meloni ha applicato la stretta sulle pensioni: i tagli andranno a colpire soprattutto i lavoratori precoci e usuranti. E si tratta di un segnale decisamente negativo anche verso chi sperava in “abbuoni” o aperture verso professioni potenzialmente gravose e a rischio burnout, come quelle degli insegnanti. Tra le disposizioni peggiorative approvate, c’è poi l’elevazione dei tre mesi (dal 2028) per tutti i pensionandi. E anche qualche “ritocco” che danneggia chi voleva andare via prima.

Dopo giornate di tensione, con il ministro leghista dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, preso di mira da diversi parlamentari del suo stesso partito, gli emendamenti inseriti nella Manovra 2026 risultano comunque più “digeribili” dei primi che tanto avevano fatto discutere.

E’ infatti saltato il provvedimento che a partire dal 2032 intendevano aumentare in modo crescente l’arco di tempo che compone la cosiddetta “finestra mobile”, con i pensionandi che avrebbero dovuto attendere dai 3 mesi ora previsti, a 4 mesi nel 2032 e poi cinque mesi nell’anno successivo, fino a  6 mesi dal 2034; come pure è venuta meno la riduzione degli effetti per il riscatto della laurea breve, con la laurea triennale riscattata che sarebbe valsa meno se riconosciuta come utile ai fini dell’anticipo pensionistico: con un taglio addirittura di 30 mesi per avrebbe maturato i requisiti nel 2035.

Sono un po’ diversi, invece, i provvedimenti su cui risulta l’accordo della maggioranza (riassunti dall’Ansa) e che il 24 dicembre l’Aula di Palazzo Madama sarà chiamata a votare prima di passare, subito dopo Natale, al velocissimo esame da parte della Camera dove il testo verrà convertito definitivamente in legge:

   – Pensioni, stretta sull’anticipo. Non si potrà andare in pensione di vecchiaia anticipatamente cumulando gli importi di forme pensionistiche di previdenza complementare. Viene cancellata, infatti, la possibilità, in vigore dal 2025, di computare, su richiesta, anche il valore di una o più rendite di forme pensionistiche di previdenza complementare per il raggiungimento degli importi mensili richiesti per accedere alla pensione di vecchiaia con almeno 20 anni di contributi e se si è pienamente nel regime contributivo.

   – Tagli per i lavoratori precoci e usuranti. Aumentano ulteriormente i tagli all’anticipo pensionistico per i lavoratori precoci. L’emendamento del governo alla manovra aumenta i tagli di 50 milioni nel 2033 e di 100 milioni dal 2034. Previsti tagli pari a 40 milioni annui dal 2033 anche al Fondo per il pensionamento anticipato per i lavoratori impegnati in mansioni usuranti: così il fondo a disposizione passa da 233 a 194 milioni.

    – Tfr, si cambia. Si estende la platea delle aziende che dovranno conferire il Tfr al fondo Inps. Nel biennio 2026-2027 quelle che hanno raggiunto i 60 dipendenti dovranno attenersi a questa misura e successivamente lo dovranno fare tutte quelle con 50 dipendenti. Dal 2032 verranno toccate anche quelle più piccole con 40 dipendenti. Torna anche il meccanismo di adesione automatico alla previdenza complementare per tutti i neo assunti che scatterà da luglio. Ci saranno, comunque, 60 giorni per comunicare una decisione diversa.

Anche se ridotti nella portata, i provvedimenti introdotti dal Governo Meloni con la Legge di Bilancio del 2026 non sono certamente nella direzione di uno dei cavalli di battaglia della Lega, l’abbattimento della Legge Fornero: il bisogno di far quadrare i conti dello Stato e salvaguardare le casse dell’Inps, del resto, era stato bene evidenziato alcune settimane fa, quando l’Esecutivo non si era fatto troppi scrupoli nell’innalzare nell’arco di un biennio tre mesi l’accesso al pensionamento. Con la prospettiva reale di arrivare, nel 2029, addirittura a 67 anni e mezzo.

Severo il giudizio della segretaria del Pd Elly Schlein: “Dovevano essere quelli che abolivano la Fornero e portavano le pensioni minime a 1.000 euro: si sono smentiti clamorosamente. Hanno litigato su tutto al punto da costringere Giorgetti a ritirare e riscrivere emendamenti fino all’ultimo e portare il Paese a 24 ore dall’esercizio provvisorio. Significa solo una cosa: il governo è nel caos più totale, Meloni straccia le sue promesse ed è campionessa di incoerenza”.

Secondo Nicola Fratoianni, di Avs, “il governo Meloni sta combinando un vero disastro sulle pensioni, pur di raccattare soldi per la manovra e per regalare soldi alle lobby delle armi: prima hanno ritirato il maxi emendamento di due giorni fa, ma oggi propongono altre misure che allungano ugualmente l’età pensionabile di alcune categorie di lavoratori: i cosiddetti lavoratori precoci, quelli che hanno iniziato a lavorare prima dei 19 anni, e quelli che fanno lavori usuranti. Cioè proprio quelli che più di tutti meriterebbero il riposo dal lavoro”.

“Vengono tagliati 200 milioni di euro l’anno per impedire a questi lavoratori di andare in pensione con 41 anni di contributi. Vogliono che le persone rimangano a lavorare fino a che campano. Così loro fanno cassa, per pagare le armi”, conclude Fratoianni.

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