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Per cambiare la scuola non basta un decreto legge, ci vuole molto altro

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Unione Europea, PNRR e Governo della Repubblica Italiana intendono con questo decreto-legge cambiare rapidamente l’Istruzione, e intendono finalmente ricompensare con un obolo una tantum la formazione in servizio dei docenti statali. Ma la formazione equivale allo studio? Al riposo? Alla ricerca? Al recuperare energie psichiche per progettare e correggersi?

Molti odiano gli insegnanti perché l’insegnamento necessita dell’OTIUM: in latino, OTIUM era il tempo libero dalle occupazioni della vita pratica (cioè dal NEGOTIUM), che poteva esser dedicato alle cure della casa oppure agli studî (donde la parola passò a indicare gli studî stessi, l’attività letteraria). Si tratta del tempo del dissodamento, della semina, della attesa del raccolto; non è “far nulla”, è preparare il raccolto. Il capitalismo senza alternative globali che ci domina invece, corre, si agita, spende e consuma, e ritiene che tutti debbano agitarsi infelicemente per guadagnarsi un compenso. Se avessimo messo Socrate a fare l’executive in una azienda, non avrebbe potuto passeggiare con la meglio gioventù di Atene, ed effettivamente già allora i padri dei suoi allievi pensarono che era meglio farlo fuori.

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Ma se riuscirete finalmente a togliere alla cultura e all’educazione quel che resta del suo “tempo largo e felice”, per assimilarlo al vostro “tempo stretto e infelice”, cancellerete cultura ed educazione, e accelererete la fine del mondo civilizzato. AS YOU LIKE.

Tornando a noi, famigerati docenti: arriviamo al ruolo (il contratto a tempo indeterminato) dopo aver speso decine e decine di migliaia di euro per studiare all’Università, per prendere CFU e master e… e… e… (ingrassando opinabili “enti formativi riconosciuti dal Ministero” e formatori che vogliono tirar su qualche centinaio di euri in più all’anno, ormai stufi di insegnare), facendo i precari per anni non pagati per alcuni mesi ogni anno, restando ancora precari perché falciati al 90% da concorsi con quiz ideati per NON assumere, non PER assumere.

L’unica vera formazione all’insegnamento di un laureando o neolaureato è il tirocinio attivo, in compresenza, con veri colleghi e veri studenti in vera azione educativa: questo sì, va fatto per un anno, e poi basta: basta altre prove, altre attese, altre incertezze, che portano all’inizio del ruolo completamente annichiliti e svuotati di voglia di fare, di entusiasmo per il nuovo che si può portare.

Qual è l’essenza dell’insegnamento? Stare tempo con chi dovrebbe apprendere, gli studenti.

Perché anno dopo anno il mostro dell’apparato si è mangiato sino a 20 ore la settimana, ogni giorno della settimana, del nostro tempo di studio, di riposo, di ideazione dell’apprendimento in un crescere mortificante e annichilente e sfinente di riunioni verbali scartoffie (di carta o digitali) procedure moduli e impedimenti per toglierci ogni forza per il vero core business del nostro lavoro, ovvero STARE IN AMBIENTI DI APPRENDIMENTO con gli studenti?

Chissà se ci lasceranno un po’ di tempo con gli studenti. Formati ore e ore e ore a settimana da formatori che non sono mai stati con degli studenti o che vogliono fare i formatori perché DETESTANO stare con gli studenti e vogliono guadagnare 1.000 euro in più ogni anno.

Dobbiamo essere pagati meglio, dignitosamente, per quella “INUTILE” esperienza, invece, che avvia alla vita e che forma alla vita. Che non si può ammazzare di dati, tabelle, schede, monitoraggi, controlli e intimidazioni.

Pagateci 30€ netti l’ora per ogni ora lavorata con gli studenti, pagateci 20€ l’ora se vogliamo formarci su un tema che ci serve per l’apprendimento, pagateci 10€ l’ora per riunioni e consigli e collegi e scartoffie e inutili documenti illeggibili e non letti, lasciateci lavorare e guadagnare con gusto A BENEFICIO DEGLI STUDENTI, e non dell’apparato.

Vedrete come cambierà subito, la scuola!

Gli studenti sono i migliori formatori: sono loro l’INNOVAZIONE, ogni anno intuitivi e creativi, freschi e vivi: sono LA MATERIA.

Ogni docente scelga con quali e quante ore farsi il suo stipendio: vuol lavorare poco? Guadagnerà poco; vuol lavorare molto? Guadagnerà molto.

Per una piattaforma del genere tornerei a scioperare: a oltranza, per settimane e mesi, sino ad aprire all’ascolto della verità sulla scuola italiana genitori e politici, che di scuola e di figli sanno così poco. Morirei di fame, ma in Gloria.

Daniele Martino