La scuola finlandese? Sembra sia la migliore del mondo, secondo quanto tutti dicono e sulla base pure di una inchiesta che il Corriere della Sera pubblica, sottolineando che il “sistema educativo ruota attorno al concetto di ‘Sisu’, un misto di resilienza e coraggio, che ha salvato il Paese dalle mire dei russi, e potrebbe salvare anche l’Europa”.
E dunque tutto inizia dalla scuola e dai piccoli delle elementari di Helsinki che vanno a lezione da soli e pure di domenica al Central Park, una foresta abitata dai daini, dove questi ragazzini costruiscono capanne o si rincorrono in giochi e che conoscono perfettamente l’inglese che usano per parlare col giornalista del Corriere, se sono interpellati.
Sisu allora sarebbe un modo di essere dei finlandesi e una mentalità che mette questo popolo al vertice della classifica che “misura” la felicità, percepibile entrando in una scuola, dalle materne in su, dove fra l’altro si comprende quanto i programmi scolastici siano stati forgiati dalla complessa relazione con l’ambiente.
Più che di programmi, riporta il Corriere, bisogna parlare di attitudini che vengono coltivate nei ragazzi, consentendo così al sistema educativo finlandese di essere in cima alle valutazioni Pisa (Program for international student assessment) dell’Ocse che misurano il grado di alfabetizzazione e le capacità matematiche e ciò nonostante fino ai 13 anni non vengono dati voti.
Entrando nel dettaglio, si lege sul Corriere, in Finlandia si va a scuola a 7 anni anche se le materne iniziano molto prima perchè si parre dall’idea che “i bambini devono rimanere tali il più a lungo possibile” e dunque fondamentale risulta il gioco.
E poi, e su questo aspetto occorrerebbe che anche in Italia si incominciasse a ragionare, le lezioni durano 45 minuti, ma ogni lezione deve essere seguita da 15 minuti di gioco, mentre il tempo di permanenza in classe deve essere sempre inferiore a quello all’aperto. Facciamo notare che quel clima non è esattamente accogliente come il nostro, considerato che c’è un lungo inverno fatto di pioggia, buio e neve, mentre rimanere bambini “non significa non acquisire le qualità di autonomia e personalità”.
Altra caratteristica di questo sistema di istruzione, una sorta di “peer education”, secondo la quale i più grandi aiutano i più piccoli e ogni bambino ha un suo “tutor”, cosicchè si impara facendo non studiando, i compiti a casa sono pochissimi e andare a scuola da soli in bicicletta o a piedi significa non arrendersi alla pioggia o agli elementi estremi.
Importa cosa devi fare ma soprattutto come lo fai, visto pure che l’individuo è al centro della comunità il cui welfare è tra i migliori d’Europa.