Home I lettori ci scrivono Permessi di studio Tfa. Il Miur penalizza la lentezza

Permessi di studio Tfa. Il Miur penalizza la lentezza

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Il diritto del lavoratore a formarsi è un principio del nostro ordinamento neanche tanto recente (vd. L. 300/1970). Nel mondo Scuola un docente esercita questo diritto presentando istanza di permesso di studio entro il 15/11 di ogni anno.

Quest’anno Il MIUR -con un certo anticipo, bisogna dirlo! e soprattutto per i partecipanti ai TFA le cui selezioni erano ancora in corso- ha invitato gli USR a valutare una proroga.

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Reazione? Tiepida.

Alcuni USP infatti -ma proprio alcuni- hanno valutato!…anche se -in modo un po’ miope- guardandosi giusto intorno negli Atenei del proprio ambito regionale (e quindi prorogando giusto di 15 giorni, al 30/11/2020) senza tener conto che magari una percentuale di docenti avrebbe scelto una sede fuori regione per partecipare al TFA pur di aumentare la probabilità di superare la selezione.

I Sindacati invece da quello che rilevo dal web sembra che –invece di monitorare e incoraggiare l’applicazione di quella prescrizione MIUR- si siano limitati a fare da passivi vettori informativi.

Per farla breve, al 1/12/2020 avevamo 11 Atenei “lenti” che non avevano ancora ultimato le selezioni (unibasilicata, unirc, unisob, unisa, unicas, uniroma3, università europea di roma, unituscia, unifoggia, unikore, unipisa. Tanto per cambiare 10 su 11 sono al Sud) per un totale di 6205 posti (circa il 30% del totale di quelli a concorso). Alla data odierna quindi –anche se buona parte di questi 11 Atenei hanno ultimato le selezioni- la situazione non è molto cambiata.

Buona parte di questi docenti dunque non avranno diritto alle 150 ore di permessi retribuiti. Poco male direte! molti Atenei organizzano la didattica TFA nei fine settimana…Ma ne siamo proprio sicuri? Non c’è spazio qui per raccontarvi questo altro spaccato della faccenda ma molti di quelli che ora stanno leggendo avrebbero da raccontare in proposito.

Parola al sindacato. Ah, si! Il sindacato. Personalmente (insegno in Provincia di Modena e sono iscritta alla FLC-CGIL) ho fatto diversi tentativi. A fine Novembre, dopo aver contattato inutilmente la mia sede territoriale mi sono rivolta direttamente a quella Nazionale. Mah! Se sono qui a scrivervi vi lascio immaginare l’esito di questi contatti. Al momento l’Ateneo presso cui ho vinto le selezioni ha già avviato la didattica online e tanto per cambiare le prime lezioni sono infrasettimanali. Che faccio?

Contrattualmente posso assentarmi dal mio lavoro pochi giorni all’anno e comunque sempre a discrezione del Dirigente. Dalla formazione posso assentarmi non più del 20% del monte ore. Se le cose vanno avanti così dovrò decidere: tenermi il lavoro o tenermi il corso di specializzazione.

Caro MIUR, ma quale datore di lavoro –che lamenta gap di competenze nel suo personale- è così stupido da costringere al licenziamento un dipendente che è disposto a formarsi a proprie spese pur di fare meglio il proprio lavoro? Caro MIUR, non sei tu che hai bisogno di Insegnanti di Sostegno Specializzati? Li vuoi con o senza esperienza? Se non te ne sei accorto, quelli della prima categoria ce li hai già in organico e –loro malgrado- devono continuare a portare il pane a casa mentre si specializzano.

Cara FLC-CGIL, cari Sindacati, l’adesione ad un Sindacato è per me un’esperienza abbastanza nuova. Scorrono tuttavia nella mia mente immagini e storie (vd immagine di copertina) evocative dell’idea che i lavoratori storicamente hanno reclamato e guadagnato i loro diritti insieme, uniti in un processo partecipativo. Se per fare una segnalazione che riguarda il diritto di 6205 lavoratori devo rivolgermi ad una testata giornalistica esterna al Sindacato che mi rappresenta, ho tanto la sensazione di stare dalla parte sbagliata della barricata.

PS Magicamente, in queste stesse ore in cui il mio articolo gira nelle caselle di posta in attesa di pubblicazione, l’USP Modena ha pubblicato una nota con cui proroga al 20 Gennaio 2021. Gli altri USP che fanno?

Una Docente