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Picchiare i prof ormai è sport nazionale. Due casi a Gela e Foggia

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Da Gela  a Foggia, continua a diffondersi l’idea che picchiare i prof si può. E se dei genitori si lasciano afferrare dall’idea opposta, cioè che è sbagliato e disonesto, magari saranno additati come persone deboli e colpevoli di non difendere i loro figli fino in fondo dalla angherie dei docenti che sono messi in cattedra col solo scopo, secondo costoro, di promuovere i figli alle classi successive e farsi da loro maltrattare.

Invertire i ruoli?

Certamente occorrerebbe pure che qualcuno spiegasse che, cambiando ruolo, invertendo cioè la funzione e le parti, per cui al posto di quel docente ci fosse quel genitore, forse si potrebbe ragionare meglio e di più.

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In altre parole come reagirebbe un genitore così violento alle violenze cui tanti prof sono giornalmente sottoposti da certi bulli figli di bulli?

A Gela evade dagli arresti per picchiare il prof

Capita allora che a Gela (la città messa a ferro e a fuoco dal petrochimico che ha distrutto chilometri di spiaggia meravigliosa, compresa la vocazione contadina e marinara) un genitore, per vendicare il figlio, evada addirittura dagli arresti domiciliari e si rechi a scuola per picchiare il prof colpevole di avere rimproverato il suo virgulto.

L’uomo, un 37enne, è stato arrestato dalla polizia dopo l’episodio avvenuto in un istituto superiore della città Nissena.

Lo studente, scrivono le agenzie,  aveva contestato il professore perché gli aveva messo una nota sul registro per il suo comportamento, pretendendone l’annullamento. L’insegnante, dopo aver rimproverato e ricondotto al proprio posto lo studente, aveva ripreso regolarmente le lezioni.

Dopo qualche ora nell’istituto si è presentato il nonno dello studente che chiedeva di parlare con il professore.

Mentre l’insegnante dava spiegazioni è stato colpito alle spalle con un pugno all’occhio destro dal padre del ragazzo. L’uomo, identificato, è stato poi arrestato dalla polizia del locale commissariato per evasione dagli arresti domiciliari e condotto nel carcere di Gela.

A Foggia schiaffeggiato il vicepreside

Situazione simile anche a Foggia, dove il papà di un’alunna ha schiaffeggiato il vicepreside di una scuola media perché aveva rimproverato sua figlia.

L’aggressione è avvenuta davanti agli altri insegnanti che hanno chiamato la polizia. Quando gli agenti sono arrivati, però, l’uomo era già fuggito ma è stato rintracciato a casa e denunciato per percosse.

Secondo una prima ricostruzione degli investigatori, il vicepreside ha rimproverato l’alunna perché durante l’orario scolastico non era in aula.

Il padre della ragazza, un venditore ambulante con precedenti, appena ha saputo che sua figlia era stata rimproverata si è presentato a scuola affrontando il vicepreside, strattonandolo e colpendolo con due schiaffi sul viso.

Un lavoro delicato che merita rispetto

Fra l’altro, come si vede, si tratta di “ordinaria amministrazione” in una scuola per ottenere, da parte della classe, quel minimo di educata attenzione per svolgere un lavoro delicato e per consegnare a tutti gli alunni le pari opportunità necessarie al fine di essere cittadini responsabili e preparati ad affrontare ben altro nella vita e nel lavoro.

La civiltà della rissa

Forse, nella civiltà della rissa, dentro la quale ci stiamo ritrovando per tanti motivi e per tante occasioni, anche perché veicolati da modelli, politici e sociali, che della  lite hanno fatto motivo di successo, è entrata anche la scuola. E allora dagli al prof che, rappresentando comunque il fantasma sbiaditissimo di un potere che è ben più invasivo e litigioso, merita persino qualche legnata.