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Aggiornato il 10.09.2025
alle 10:21

Più armi, meno scuola e servizi pubblici: Landini annuncia mobilitazioni a ottobre (forse lo sciopero). Il rinnovo del contratto Scuola si complica

“Sono assolutamente preoccupato di quello che sta avvenendo”, anche per l’impegno richiesto dall’Europa sull’aumento della spesa per le armi e per questo “noi stiamo discutendo in queste ore, in questi giorni: sicuramente partiremo con delle mobilizzazioni già nel mese di ottobre“. L’annuncio è del segretario generale della Cgil Maurizio Landini. Partecipando alla festa del Fatto Quotidiano, il sindacalista ha fatto intendere che si sta pensando a uno sciopero autunnale: “non escludiamo nulla”, ha esclamato.

“Per quello che ci riguarda – ha sottolineato Landini -, il tema oggi del no alla guerra, il tema della pace e del non riarmo sta assieme alla necessità di un diverso modello di sviluppo e anche di una politica sul lavoro che abbia altre caratteristiche”.

Secondo il leader sindacale “ci sono una serie di attività e di settori in cui sarebbero necessari non solo maggiori investimenti da parte delle imprese, ma anche un intervento diretto pubblico nell’economia”.    

Landini ha ricordato che “questo governo si è impegnato con l’Europa nei prossimi anni a ridurre il debito e a non superare mai l’1 e mezzo per cento di spesa pubblica e questa cosa significa prevedere degli ulteriori tagli

Il futuro, per il sindacalista della Cgil, è pieno di incognite: “Se poi pensiamo che l’Italia si è impegnata a dover aumentare la spesa per le armi, in realtà l’unica possibile spesa che possono aumentare seppur in deficit è la spesa per armi, il che significa un taglio dei servizi pubblici, della sanità, della scuola e significa la totale assenza di politiche industriali sui settori strategici che un paese industriale, se vuole continuare a essere industriale, deve avere”.

Sul fronte scolastico, va ricordato che i sindacati chiedono compattamente maggiori risorse. A partire da quelle da mettere sul piatto per il rinnovo contrattuale. Al momento, però, non si va oltre l’aumento previsto per tutto il pubblico impiego (circa il 6%, che corrispondono a 140 euro medi lordi, quindi appena 40 euro netti considerando che la metà sono già in busta paga da oltre un anno), a cui aggiungere meno di 10 euro, sempre lordi, derivanti dallo stanziamento di 240 milioni di euro ricavati da economie interne allo stesso comparto Scuola, in origine assegnate soprattutto al personale Ata.

I mancati investimenti per il Ccnl 2022/2024 hanno convinto la segretaria generale Flc-Cgil, Gianna Fracassi, a dire alla Tecnica della Scuola che a queste condizioni non si potrà arrivare ad alcun accordo con l’Aran.

E anche la Gilda degli Insegnanti, attraverso il suo leader Vito Carlo Castellana, ha fatto capire, sempre ai nostri microfoni, che difficilmente accetterà l’offerta della parte pubblica per rinnovare il contratto di categoria.

In assenza di risorse per la Scuola anche dalla Legge di Bilancio 2026, l’impressione è che se non si vogliono lasciare oltre 1,2 milioni di lavoratori senza contratto di lavoro, sarà fondamentale che tutti (o quasi) gli altri sindacati di comparto – Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Anief – trovino un accordo con l’Aran.

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