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Aggiornato il 21.12.2025
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Pnrr, scadenza giugno 2026: a che punto siamo con i progetti relativi alla scuola? I ritardi analizzati da Fondazione Agnelli

A circa otto mesi dalla scadenza fissata per giugno 2026, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) continua a mostrare segnali di forte criticità sul fronte dell’istruzione. I dati aggiornati al 14 ottobre 2025 nel focus “Il PNRR per l’Istruzione: a che punto siamo?”, realizzato e pubblicato ieri, 19 dicembre, dalla Fondazione Agnelli, con il contributo fondamentale di Alberto Zanardi (Università di Bologna) e Riccardo Secomandi (Università di Ferrara), basati su numeri di Italia Domani, restituiscono l’immagine di un settore che procede più lentamente rispetto alle attese, nonostante l’ingente mole di risorse disponibili. Servizi per l’infanzia, scuola e università rappresentavano una delle grandi scommesse del PNRR, ma lo stato di avanzamento della spesa solleva interrogativi sempre più pressanti sulla capacità di rispettare i tempi concordati con l’Unione Europea.

Nel complesso, la spesa PNRR per l’istruzione ha raggiunto il 36,6% dei finanziamenti assegnati, una percentuale leggermente inferiore a quella del PNRR nel suo insieme. Ancora più significativo è il dato sull’incremento: tra giugno e ottobre 2025 l’avanzamento è cresciuto di appena 2,3 punti percentuali. Pur tenendo conto dei possibili ritardi di rendicontazione da parte degli enti attuatori, il quadro generale resta preoccupante. Alcune misure mostrano livelli di spesa elevati, come le borse di studio universitarie o Scuola 4.0, mentre altre risultano fortemente in affanno, in particolare la riforma delle ITS Academy, i progetti su nuovi linguaggi e competenze e la formazione digitale del personale scolastico.

I dati sugli asili nido

Un capitolo particolarmente delicato è quello degli asili nido e delle scuole dell’infanzia, inizialmente uno degli investimenti più ambiziosi del piano. Nel corso delle revisioni del PNRR, le risorse destinate a questa misura sono scese dai 4,6 miliardi originari a poco meno di 3,8 miliardi, mentre l’obiettivo dei nuovi posti è stato ridotto da 264 mila a 150.480. A ottobre 2025 risultano approvati 3.777 progetti che, se completati, permetterebbero secondo il Governo di creare oltre 183 mila nuovi posti. Tuttavia, solo circa il 13% dei finanziamenti riguarda progetti conclusi o in fase di conclusione, mentre la grande maggioranza è ancora nella lunga e complessa fase di affidamento ed esecuzione, quella in cui il rischio di ritardi è più elevato.

La questione Mezzogiorno

Dal punto di vista territoriale, il PNRR conferma l’attenzione al Mezzogiorno, dove si concentra quasi il 58% dei progetti e oltre la metà delle risorse PNRR per la prima infanzia, superando ampiamente la soglia minima del 40% prevista dal piano. Questa distribuzione risponde agli obiettivi di equità, ma non elimina le disuguaglianze nei tempi di attuazione. Le regioni del Nord risultano mediamente più avanzate, mentre molte regioni del Sud presentano oltre il 90% delle risorse ancora legate a progetti non conclusi. Anche al di fuori del Mezzogiorno emergono criticità rilevanti, come nel caso del Lazio, che mostra una percentuale molto bassa di interventi prossimi alla conclusione.

Se tutti i progetti venissero realizzati nei tempi previsti, l’impatto potenziale sugli asili nido sarebbe significativo: la copertura nazionale passerebbe da 26,5 a 35,3 posti ogni 100 bambini tra 0 e 2 anni, superando il target del 33% fissato per il 2027. Tuttavia, questo miglioramento non sarebbe omogeneo. I Comuni più piccoli, che spesso partivano da una copertura nulla o molto bassa, resterebbero in larga parte sotto gli obiettivi nazionali, a causa di limiti strutturali di capacità progettuale e gestionale. Il rischio, dunque, è che il PNRR riesca a ridurre alcune disuguaglianze, ma lasci irrisolti i nodi più profondi del sistema, proprio laddove il bisogno di servizi educativi è maggiore.

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