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Posizioni Economiche, il personale continua a lavorare gratis

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Non è possibile parlare di Valorizzazione del Personale Ata (Assistenti Amministrativi, Collaboratori Scolastici, Assistenti Tecnici e Dsga) senza toccare il nodo cruciale dell’adeguamento stipendiale.

Un principio basilare della “Buona Scuola” è quello che gli aumenti stipendiali devono andare di pari passo con il merito, cioè con la formazione e con l’aggiornamento del personale.

Tutto ciò è in sintonia con la sequenza contrattuale Ata 25.07.08, prevista dall’art. 62 del Ccnl 29/11/2007 del comparto scuola, mirata a valorizzare tale personale tramite procedure concorsuali finalizzate ad attività lavorative più complesse.

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L’entrata in vigore dell’art. 9 del D.L. 78/2010 (contenimento delle spese in materia di impiego pubblico) ha determinato un brusco arresto al progetto “Valorizzazione”. In sintesi, a partire dal 2010, il trattamento economico dei singoli dipendenti non poteva superare il trattamento in godimento nell’anno 2009.

Peccato che la Posizione Economica non è un premio di produzione distribuito a pioggia o un automatismo stipendiale bensì un percorso che garantisce proprio la maggiore produttività e la maggiore efficienza in un sistema che è stato, negli anni, decimato nei numeri.

Nell’agosto 2014 dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri e l’avvallo della Corte dei Conti, è stato sottoscritto il contratto per la corresponsione dell’“emolumento una tantum” avente carattere stipendiale fino al 31 agosto 2014 nei confronti di chi era divenuto titolare di posizione economica con decorrenza 2011/2012 e successive.

Ebbene non è stato così per tutto il Personale Ata, in Italia ci sono 5200 lavoratori della scuola che non percepiscono lo stipendio accessorio dal 2011. Qual è la motivazione?

Sono stati dimenticati fra le reti di un Miur, che evidentemente in fretta e furia non ha saputo contare quante erano le persone che avevano superato i corsi di formazione e di un Mef, al quale non sono più tornati i conti di spesa previsti e non ha potuto pagare tutti i titolari di Posizione Economica (nonostante stiano lavorando con più responsabilità).

Questo personale ha superato il concorso per conseguire le Posizioni Economiche, portato a termine i percorsi formativi finalizzati al conseguimento di una maggiore professionalità e assunto incarichi lavorativi aggiuntivi connessi con il percorso formativo intrapreso, il tutto, ricordiamolo, con uno stipendio medio che oscilla intorno a 1000/1200 euro, quasi a livello di sussistenza!

Il paradosso che si è verificato è che svolgono prestazioni aggiuntive, regolarmente conferite con incarico del Dirigente Scolastico, senza percepire alcuna remunerazione. Avendo superato il percorso formativo relativo alle Posizioni Economiche ed essendosi collocati utilmente nelle graduatorie secondo gli accordi Aran – Sindacati di categoria non possono nemmeno accedere al Fondo di Istituto. Tale Fondo è destinato al personale scolastico non titolare di Posizione Economica per la remunerazione degli incarichi aggiuntivi.

Visto il risultato paradossale era meglio dunque non terminare la formazione per non trovarsi in questo limbo?

Quasi 12000 lavoratori, che hanno fatto l’identico percorso dei “dimenticati”, hanno ricevuto la remunerazione dovuta fino al 31 agosto 2014, grazie alla legge fatta ad hoc – Decreto Stipendi e trattativa Aran – Sindacati di Agosto 2014 – per evitare che dovessero restituire i compensi già percepiti, mentre sono circa 5200 coloro che sono stati bloccati nel godimento del salario accessorio proprio a causa della conclusione dei percorsi formativi!

Alla luce di questa situazione chiediamo al Miur quanto segue:

– che la nuova rilevazione chiesta dal Miur agli Ustat competenti venga fatta in modo sollecito senza escludere nessuno dei 5200 aventi diritto, così come era previsto nella legge “Decreto Stipendi”;

– che vengano reperiti i fondi per pagare tutte le 5200 P.E., fondi che erano già stati previsti ed accantonati quando sono stati banditi i relativi concorsi, in quanto si riferivano ai risparmi derivanti dalle surroghe del personale cessato andato in pensione;

– la riattivazione delle P.E. dal 1 gennaio 2015 sul cedolino di tutti gli aventi diritto, in quanto non si può chiedere ai lavoratori di eseguire prestazioni aggiuntive senza corresponsione di alcun compenso.

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