Domenica scorsa, 10 maggio, il professore 66enne del napoletano che l’anno scorso è stato vittima di una gogna mediatica dopo che si è scoperto che fosse l’autore di un post molto aggressivo contro la figlia della premier Giorgia Meloni, ha tentato di nuovo il suicidio.
Come riporta Il Corriere della Sera l’uomo si è lanciato dal balcone della sua casa. Il quadro clinico è critico. Trasportato d’urgenza in ospedale, il professore presenta traumi multipli che interessano principalmente la colonna vertebrale e la parte sinistra del torace.
I rilievi dei medici evidenziano una situazione complessa: a livello della colonna dorsale si riscontrano fratture da schiacciamento sulle vertebre D4 e D6, oltre a un distacco parcellare sulla vertebra D11. La colonna lombare riporta invece fratture dei processi trasversi sinistri in tutte le vertebre, da L1 a L5. L’uomo è attualmente ricoverato in rianimazione in coma farmacologico.
Come riporta La Repubblica, l’uomo non era mai più rientrato in classe. Aveva temuto il licenziamento, sembrava finita con una sospensione di sei mesi senza retribuzione. Sarebbe dovuto tornare a scuola a dicembre, si era messo in congedo per assistere la madre.
Ma nel frattempo era scattato un secondo provvedimento disciplinare contro di lui. Colpa di chat private questa volta. In una conversazione con una alunna avrebbe minacciato il pugno duro al suo rientro. E allora qualche alunno avrebbe tirato fuori una vecchia chat, precedente al post contro la figlia di Meloni. “Nel corso di una gita – spiega il suo avvocato – il professore aveva inviato messaggi troppo confidenziali agli studenti, con toni sopra le righe. Si tratta di un episodio precedente al caso Meloni. Gli sono stati inflitti altri 8 mesi di sospensione ma che contestiamo”.
Domenica mattina fantasticava di andare a Vienna per l’Eurovision e vedere dal vivo Sal da Vinci; la sera si è lanciato dalla finestra. “Voleva raccontare ai ragazzi – rivela un’amica – quanto possa essere devastante perdere il controllo nell’epoca dei social, della rabbia immediata, dell’odio che corre più veloce di qualsiasi pensiero. Voleva scrivere un libro”. Aveva già il titolo: “La rovina in un clic”.
A parlare del suo stato emotivo è stato don Luigi Merola, fondatore dell’associazione “A Voce de Creature” e padre confessore del docente, a Adnkronos. “Ci siamo sentiti via telefono più volte nel corso di quest’anno, l’ultima volta è accaduta ad aprile, in occasione della Pasqua. A distanza di tempo, continua ad ammettere di aver sbagliato, per lui non c’è stato perdono, portava addosso lo stigma sociale, non tutti riconoscono che negli esseri umani ci può essere una conversione, a tutti va data una seconda possibilità”.
“È finito nel tritacarne dei social, in un sistema dove tutti puntano il dito e nessuno ascolta davvero il dolore degli altri, è stato isolato dalla sua famiglia, dalla comunità scolastica, l’unico suo interesse di vita era la cura della mamma, anziana ed ammalata, il suo grande dolore è sentirsi solo, lontano da tutti. Viveva un momento di grande disperazione, l’ho assistito a distanza, l’ho ascoltato a lungo, è anche il compito di noi parroci, è vittima di un mondo che corre troppo veloce, incapace di ascoltare le grida d’aiuto, lui viene da famiglia estremamente cattolica ed anche la Chiesa è stata assente. In lui c’è stata una grave debolezza, l’ha pagata caramente”, ha concluso.
“Non ho retto tutto l’accanimento mediatico nei miei confronti – aveva riferito dal letto d’ospedale dopo il primo salvataggio – Ho commesso un errore, ma non dovevo essere crocifisso in questo modo, mi hanno linciato. Ho chiesto scusa, non ce l’ho fatta”.
Dopo le dimissioni e la successiva sospensione cautelare disposta dall’Ufficio scolastico regionale “per tutelare la serenità della comunità scolastica” del liceo in cui lavorava, l’uomo si era chiuso in un isolamento totale. “Sono a casa, sto meglio. Non ho commenti da fare, ogni mia dichiarazione mi si ritorce contro. Da ora resto in silenzio”, erano state le sue ultime parole.
Ha augurato “alla figlia della Meloni la sorte della ragazza di Afragola”, queste le parole del docente nel post Instagram, con riferimento a Martina Carbonaro, 14enne vittima di femminicidio. Frasi che hanno subito provocato lo sdegno da parte prima di Fratelli d’Italia (“Parole terribili che dovrebbero far riflettere sul clima di odio che si continua ad alimentare contro Giorgia Meloni e il suo Governo”), poi di diversi esponenti della politica, compreso il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.
“Esprimo la mia forte solidarietà al presidente Giorgia Meloni per le ignobili minacce rivolte ai suoi affetti più cari. Stiamo verificando tutte le verifiche utili a individuare l’identità dell’autore di questo atto indegno. Le autorità preposte sapranno adottare provvedimenti esemplari: nessuna tolleranza verso la violenza”.
Anche la sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti ha voluto esprimere solidarietà: “Sono rimasta esterrefatta dalla violenza del post contro la nostra Presidente. Voglio per questo esprimerle la mia più sentita solidarietà e vicinanza per le gravi e ignobili minacce rivolte al suo affetto più caro. Ringrazio il Ministro Valditara per essersi immediatamente attivato per effettuare tutte le verifiche del caso per individuare l’identita’ dell’autore di questo atto indegno. Le autorita’ sapranno adottare adeguati provvedimenti che dovranno essere esemplari. Nessun tipo di violenza deve essere consentita a maggior ragione se si fa parte del mondo della scuola”.