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Prima Ora - Notizie del 30 luglio

31.07.2026

Poveri minori: imputabili e abbandonati a se stessi. Ma per andare in gita scolastica hanno bisogno del permesso dei genitori

  O sono distratta io oppure è proprio così: complici le ferie estive e il caldo torrido né le associazioni dei docenti, né quelle dei dirigenti si sono sentiti in dovere di protestare contro un disegno di legge, quello che riguarda la imputabilità dei minori, recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri: eppure si tratta di un provvedimento la cui ratio dovrebbe essere ritenuta sommamente offensiva da chi, per mestiere, si occupa di educare i giovani. Allo stesso modo il provvedimento dovrebbe colpire tutti i cittadini adulti che hanno a cuore la sorte dei minori (minori per età ma, a tutti gli effetti, persone): se diventerà legge, i minori tra i 14 e i 18 anni,qualora commettano reati, saranno imputabili come se fossero adulti.

Più minori carcere, ma a costo zero

Questo è il contenuto essenziale dei primi due articoli: l’articolo 3 lo conosciamo a memoria, per averlo visto in coda ad una gran quantità di disegni di legge, poi diventati decreti e infine leggi. Suona così: “(Clausola di invarianza finanziaria)1.Le amministrazioni interessate provvedono all’attuazione della presente legge con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. A sostegno di questa “novità” non si prevede perciò che lo Stato spenda una lira. Sorge spontanea la domanda: visto che già oggi gli istituti minorili nonché le carceri sono sovraffollate, se questo provvedimento ha un senso, dove si collocheranno i “puniti” e chi li seguirà nel percorso di rieducazione?

    Urge anche una nota a margine: in Italia, per chi non lo sapesse, si governa per decreto. In realtà il decreto legge dovrebbe essere riservato a casi di straordinarietà ed urgenza: il governo Meloni, dall’insediamento sino a fine giugno ne ha varati 132, così vengono abbreviati i tempi di discussione in Parlamento e la maggioranza blindata può far passare quello che meglio crede. Che poi la decretazione d’urgenza sia, se abusata, un attacco alla democrazia parlamentare, ebbene, è un altro discorso.

  Insomma, stante così le cose, non ci meraviglieremmo che il disegno di legge sulla imputabilità dei minori diventerà in breve legge dello Stato, a invarianza finanziaria. Ci meravigliamo, invece, che troppo pochi si siano sinora scandalizzati per la palese iniquità di tale provvedimento: e restiamo colpiti dal fatto che Meloni abbia accompagnato il provvedimento con parole di notevole ipocrisia, che invito a leggere con attenzione.

  Cosa dice il Capo del Governo

Ne riporto i passi salienti e li commento:  “Voglio spiegarvi cosa cambia, e perché. Comincio da un principio che stiamo cercando di affermare in ogni ambito: chi aggredisce, chi rapina, chi devasta, deve pagare. Sempre. Anche se ha quindici o sedici anni. Per questo abbiamo agito e continuiamo ad agire. Arresto per i minorenni sorpresi con un’arma. Norme severe contro la diffusione dei coltelli. Pene più dure per i danneggiamenti di gruppo. E oggi, un passo ulteriore […] il punto di partenza cambia: prima si presumeva l’incapacità, oggi si presume la responsabilità”.

   Sino a qui non ho molto da dire: si tratta di una visione coerentemente reazionaria, che vuole riportare ordine a partire dai più deboli e che dimentica che quasi sempre, per citare un detto popolare, “il pesce puzza dalla testa”. Perciò, chi volesse davvero riportare ordine e giustizia in una data società farebbe bene ad occuparsi prima di quelli che hanno potere e poi della marginalità deviante. Lo stesso giorno in cui la punibilità dei minori veniva annunciata, alcuni quotidiani ricordavano nei titoli di apertura che la Camera aveva rifiutato l’uso delle chat tra Demastro e Caroccia (in odore di mafia): “Più galera per i minori. Varato un disegno di legge che prevede l’imputabilità tra i 14 e i 18 anni. Meloni: chi sbaglia paga. Delmastro, destra pronta al no alle chat anche in aula. La procura pensa di ricorrere alla consulta” (La Repubblica del 24 luglio 2026);  “Delmastro salvo, minori in galera. La giustizia al contrario di Meloni”. (Domani).

   Ma torno al videomessaggio di Meloni: “Perché un ragazzo di quindici o sedici anni che diventa violento o commette reati, quasi mai ci arriva da solo. Molto spesso c’è una famiglia che lo ha dimenticato, una scuola che ha perso i contatti, un quartiere dove la sera non c’è nulla, un adulto che ha approfittato del vuoto. Riempire quel vuoto richiede molto lavoro: sostegno alle famiglie, scuola, formazione, lavoro, centri sportivi, spazi di aggregazione, lotta al degrado, presidi nelle aree più difficili. E noi stiamo lavorando su tutti questi fronti, perché tutto si tiene insieme”.

  Proprio questo è il punto che avrebbe dovuto far fare un sobbalzo indignato a chi si impegna davvero nell’educare i minori. Dove sono questi salvifici “lavori”, dove sono gli aiuti alle “famiglie, scuola, formazione, lavoro, centri sportivi, spazi di aggregazione, lotta al degrado, presidi nelle aree più difficili”?
I molti soldi del PNRR per la scuola se ne sono andati quasi tutti in tecnologie informatiche e presunti “ambienti favorevoli all’apprendimento”, proprio nel momento in cui l’invasività delle tecnologie informatiche è messa in discussione in tutti i Paesi europei e non.

Repressione al posto dell’educazione


La politica scolastica del ministro Valditara ha puntato sulla repressione come mezzo per risolvere situazioni complesse:  quasi “voce dal sen”, gli era sfuggita, a inizio mandato, la lode all’azione maieutica dell’umiliazione e, anche se ha sostenuto di essere stato frainteso, quello è il suo orizzonte educativo, fatto di provvedimenti repressivi, di divieti, di voti di condotta e di anni persi se alla maturità si decide di fare scena muta.
Anche qui, non ho nulla da dire (si tratta di una visione propria della destra più reazionaria ) se non che l’inefficacia del “metodo duro” la si può constatare tutti i giorni nelle nostre aule. L’educazione, di per sé un’azione piuttosto violenta, che sottrae i piccoli allo stato di natura, non ha bisogno di bastoni ma di dialogo, di affetto, di cura di chi è minore di età ma non ha meno dignità umana di un adulto. Altro che imputabilità! Altro che punizioni esemplari! Ma per passare da questa condizione confusa e piena di problemi dell’oggi ci vogliono risorse; serve proprio il “molto lavoro” di cui parla Meloni e di cui non si vede traccia.

   Consiglio a Meloni di leggere il rapporto della Fondazione Antigone in cui si parla degli esiti del Decreto Caivano, anche quello generato dalla volontà di agire sulla violenza minorile, magnificato dalla premier.

  Susanna Marietti, coordinatrice nazionale e responsabile dell’osservatorio sulle carceri minorili di Antigone, bada ai fatti e la pensa in tutt’altro modo: “Un anno fa il governo approvò il decreto Caivano e, a 365 giorni di distanza, si possono vedere tutti i risultati negativi di un provvedimento che – e lo avevamo già detto a suo tempo – sta trasformando drasticamente il sistema della giustizia minorile, allontanandolo da quel modello che aveva attirato le attenzioni dell’Europa, spostandolo verso un modello criminalizzante, carcerocentrico e purtroppo privo di prospettive, come è troppo spesso già la detenzione per gli adulti in Italia”. Le conseguenze del “decreto Caivano” sono presto dette: dall’ottobre del 2022, le presenze nelle carceri minorili sono aumentate di quasi il 50%. Il tasso di affollamento medio è pari al 110%: ll DL Caivano, poi convertito in legge, ha reso più facile il trasferimento dei ragazzi che hanno compiuto la maggiore età a un carcere per adulti, misura che interrompe un percorso educativo e rende ben più difficile ogni eventuale reintegrazione sociale dei giovani. Non solo: per quei diciottenni il carcere a contatto con gli adulti si può trasformare in una vera Università della delinquenza e della corruzione, negando loro la possibilità di un riscatto.

    Eppure bambini e ragazzi dovrebbero essere la ricchezza sociale più importante per una società civile: i “figli della festa”, avrebbe detto Aldo Capitini. C’è invece chi vuole punire i più deboli e, peggio ancora, afferma di averli aiutati. Tutto questo è insopportabile, così come è insopportabile che docenti, dirigenti, associazioni di genitori tacciano, almeno per ora.

Meloni e Nordio, responsabili di questo disegno di legge, riflettano sulle loro stesse affermazioni:  e, per piacere, rispettino i cittadini consapevoli, che non si lasciano imbonire da qualche frase pronunciata con faccia compunta ma che non regge alla prova dei fatti.

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