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Precari, l’avvocato generale della Corte europea dà loro ragione: vanno assunti dopo 36 mesi di servizio

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Starebbe sul punto esplodere il “pentolone” dove da diversi lustri vengono tenuti i precari della scuola italiana: l’avvocato generale della Corte di Giustizia Europea, tale Maciej Szpunar, ha dato piena alle ragioni di migliaia di docenti e Ata ricorrenti che chiedono di essere assunti sulla base di un’anzianità di servizio superiore ai tre anni, come già previsto dalla direttiva UE 1999/70 che impone agli stati membri l’adozione di misure preventive per evitare l’abuso dei contratti a termine. Ebbene, secondo l’avvocato generale questa pratica “non può essere considerata come giustificata da ragioni obiettive”: Szpunar argomenta la sua posizione, sul procedimento Mascolo C-22/13 ed altri, avviato a seguito delle quattro ordinanze di rimessione del Tribunale di Napoli nel gennaio 2013 e dell’ordinanza della Corte costituzionale 207/2013 del luglio 2013, sostenendo che non è corretto, come si fa abitualmente in Italia, assegnare supplenze su posti disponibili “senza definire criteri obiettivi e trasparenti che consentano di verificare se il rinnovo di tali contratti risponda effettivamente ad un’esigenza reale”; ancora di più perchè “non prevede alcuna misura per prevenire e sanzionare il ricorso abusivo alla successione di contratti di lavoro a tempo determinato nel settore scolastico”.

Spetterà, ora, “ai giudici del rinvio, tenuto conto delle considerazioni che precedono, che spetterà valutare se ricorrano tali circostanze nell’ambito dei procedimenti principali”, conclude l’avvocato generale.

Esultano i legali che difendano i ricorrenti italiani. Ma anche i sindacati che sono costituiti in giudizio, tra cui Flc-Cgil, Gilda e Conitp. A dare la notizia, però, non poteva che essere l’Anief, l’associazione sindacale che si è rivolta alla Corte Ue già ad inizio 2010 e che ha già ottenuto presso diversi tribunali del lavoro sentenze positive in primo grado in tema di stabilizzazione o risarcimenti danni: dopo aver definito la posizione dell’avvocato generale della Corte UE “davvero incoraggiante”, e premesso che “l’ultima parola spetterà alla Corte Giustizia europea”, il presidente Anief, Marcello Pacifico, ha detto che “sulla questione precariato, per il Governo e il Miur siamo orami alla resa dei conti: negli stessi giorni in cui alcuni rappresentanti del Governo ammettono la volontà di eliminare le graduatorie d’istituto, con i quasi 500mila supplenti che vi sono dentro, e nelle stesse ore in cui il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan prefigura uncontratto unico con forme di tutela progressivae da Viale Trastevere non giungono risposte alla richiesta dell’Anief diimmettere in ruolo 100mila docenti e 25mila Ata precari, dall’Europa arrivano indicazioni sempre più cogenti per portare alla loro assunzione tramite il tribunale”.

E lo Stato italiano non potrà che darne seguito: qualora continui a lasciare al palo così tanti precari della scuola pubblica, incorrerebbe in sanzioni salatissime. Che potrebbero raggiungere miliardi di euro. Il cui pagamento andrebbero tra l’altro a carico dell’erario e – conclude Pacifico – dei cittadini onesti che pagano le tasse”.

Dello stessa lunghezza d’onda sono le parole del segretario generale della Flc-CGIL, Domenico Pantaleo, dopo aver letto le conclusioni dell’Avvocato della Corte di Giustizia Europea: “il governo non ha più alibi per rinviare o centellinare le immissioni in ruolo su tutti posti disponibili della scuola”. Anche per i lavoratori della Conoscenza, “emerge chiaramente l’abuso commesso dallo Stato italiano nell’utilizzo di tali contratti al fine di sopperire ad esigenze permanenti del settore scolastico e in violazione delle normative europee, così come viene messa in risalto la circostanza che la normativa italiana applicata al settore scolastico non limita né la stipulazione né tantomeno il rinnovo dei contratti a termine per il conferimento delle supplenze”.

Ora è attesa la sentenza definitiva della Corte di Giustizia Europea “che si prefigura e si auspica sia coerente con quanto affermato e sostenuto dall’Avvocato Generale”, continua la Flc-Cgil. Questo va a beneficio delle legittime aspettative dei tanti precari della scuola (e non solo) che da tempo aspettano il riconoscimento dei propri diritti, ma ha ricadute positive anche sulla qualità della didattica e del servizio scolastico. A tal proposito, Pantaleo ricorda al governo che “le memorie della Corte non lasciano scampo al governo italiano e lo mettono in mora davanti al mondo della scuola che adesso deve recuperare in fretta il ritardo cumulato nell’approvazione del piano di assunzioni, visto che l’inizio dell’anno scolastico è ormai alle porte”.

Il riferimento del sindacalista Cgil è ai timori che quest’anno le immissioni in ruolo coprano appena il turn-over: la sentenza autunnale della Corte Ue potrebbe però moltiplicarle.