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Precari, l’Italia dei Valori sposa la causa. E condanna il concorso

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L’Italia dei Valori sembra avere veramente sposato la causa dei precari storici della scuola. Nei giorni scorsi si sono infatti accavallate dichiarazioni e commenti su concorso a cattedra, tagli e ridotto turn-over. Tutte operazione che, secondo il partito all’opposizione, danneggerebbero le diverse decine di migliaia di supplenti impegnati più o meno stabilmente nella scuola italiana.
Qualche giorno fa aveva iniziato Giulia Rodano, responsabile nazionale Cultura e Istruzione IdV, sostenendo, in coincidenza con l’avvio del nuovo anno, che “gli studenti italiani tornano a scuola, ma ventiquattromila classi troveranno cattedre vuote. I dati del Miur sui gravi ritardi riguardo supplenze, immissioni in ruolo, assegnazioni provvisorie, confermano pienamente la gravità della situazione. Sullo stato della scuola italiana all’apertura dei cancelli presenteremo a giorni in Parlamento un’interpellanza urgente”.
La Rodano ha poi speso parole di condanna sia per le mancate supplenze, “che tra l’altro coinvolge in misura imponente il settore delicato degli insegnanti di sostegno”, sia per l’imminente bando del concorso a cattedra: “è una farsa, una pura operazione propagandistica” perchè “i nuovi innesti di questa selezione entrerebbero a regime in tre anni e ammonterebbero a circa 12mila nuovi docenti: non coprirebbero nemmeno la metà delle cattedre che sono scoperte”. Per l’esponente IdV, il fabbisogno di docenti imporrebbe al Governo, invece, “una seria e concreta iniziativa di reclutamento, partendo prima dalle graduatorie già esistenti, in cui sono presenti docenti già selezionati e valutati, e poi indicendo percorsi di abilitazione e concorsi pubblici efficaci, aperti ai giovani laureati”.
A difesa dei diritti dei precari di vecchia data si è schierato anche il leader dell`Idv, Antonio Di Pietro. Che, per l’occasione, ha annunciato che “l`Italia dei Valori sarà come sempre a fianco dei precari della scuola e parteciperà alla manifestazione organizzata sabato prossimo a Roma per protestare contro il concorso docenti che mortifica i diritti e le professionalità acquisite e verificate“. Di Pietro, nel chiedere a Profumo di non far uscire il bando, ritiene che “si tratta di un concorso che non serve a nulla, che non aiuta in nessun modo i giovani e non risolve minimamente il problema del precariato. Quella del governo è una scelta che discrimina i professori rispetto ad altri colleghi che sono entrati in ruolo senza bisogno di essere sottoposti a un`ennesima prova. Per questo, chiedono giustamente che le cattedre siano assegnate rispettando le priorità sancite dalle graduatorie a esaurimento, in modo da garantire il diritto alla stabilizzazione per coloro che hanno più titoli culturali e professionali e anni di servizio”.
Nemmeno le ultime rassicurazioni del ministro Profumo, esposte durante l’audizione in commissione Cultura alla Camera, sono servite a calmare gli animi. Siamo completamente insoddisfatti – ha detto Pierfelice Zazzera, vicepresidente della commissione Cultura alla Camera – dell’audizione del ministro Profumo. Non ha chiarito nessuno dei tanti aspetti sui quali l`Italia dei Valori lo aveva sollecitato: non ha spiegato come intende gestire l’elevato numero di docenti che parteciperanno al concorso e ha ribadito che sarà l’unico sistema di reclutamento“.