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Prendere 110 e lode non basta: a fare la differenza sono gli stage

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“Oggi è difficile prendere in azienda chi viene da uno studio solo teorico, anche se un giovane ha preso 110 e lode, se poi almeno per un anno lo devo formare”.

L’amara verità arriva da Sabine Rothenberger, amministratore delegato di Rothenberger Italia, nel corso del Forum economico italo-tedesco sull’alternanza scuola-lavoro tenutosi a Firenze.

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“Se un giovane ha fatto la formazione col sistema duale in una grande azienda lo prendiamo subito”, ha spiegato l’alto dirigente di Rothenberger Italia. Perché “avere oggi la possibilità di prendere un giovane che ha già lavorato in un’azienda con grande nome è un vantaggio pazzesco per l’azienda e per lo studente”.

“Siamo pronti ad accompagnarvi in questa fase difficile, e possiamo offrirvi aiuto anche in termini di consapevolezza, in modo che l’Italia trovi la sua via nello sviluppo del sistema duale”, ha detto Susanne Burger, direttrice degli Affari Europei presso il Ministero federale tedesco per l’Educazione e la Ricerca.

L’alternanza fra scuola e lavoro “è una situazione win-win, con vantaggi per tutti”, ha ribadito Felix Rohn, componente della direzione generale Cultura e istruzione della Commissione Europea. “L’apprendistato porta ad acquisire competenze, che portano ad ottenere un lavoro”, ha annotato Rohn, spiegando che “chiediamo all’industria europea di promettere di prendere un certo numero di tirocinanti nelle aziende, più di quanto non facciano di già”, e osservando che “se investiamo nelle persone giuste raccoglieremo i frutti: a quel punto sapremo se la formazione è fatta bene”.

In effetti, il valore della formazione studentesca in un’azienda, sul modello tedesco che ha programmi consolidati di alternanza scuola-lavoro, è stato riconosciuto, nel corso della giornata, da tutti i partecipanti. Nella prospettiva italiana “è chiaro che non si può parlare di modello unico – ha osservato Elena Ugolini, ex sottosegretario all’Istruzione e oggi consigliere del ministro Giannini – perché è diverso a seconda dell’età dei ragazzi, dei lavori in gioco, della dimensione dell’azienda. Farlo in Enel, o con una rete di fornai è diverso”.

 

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Per raggiungere le Pmi italiane Fabrizio Landi, responsabile del comitato Grandi aziende della Città metropolitana di Firenze che ha avviato un progetto pilota di alternanza, suggerisce di cominciare dalle filiere. “Facciamo circolare i curriculum – ha detto – nelle aziende fornitrici delle grandi imprese. Se Ge forma dei ragazzi sulla logistica avanzata, i fornitori della catena logistica di Ge saranno interessati a loro”. Nel corso della giornata, si è parlato anche dell’accelerazione che ha dato la Buona Scuola a stage ed esperienze formative.

“Siamo maturi per fare questo passo, abbiamo capito che testa e mani non sono due mondi separati”, ha assicurato Cristina Grieco, assessore all’istruzione della Regione Toscana, ricordando che gli strumenti dell’alternanza “andranno a cambiare il nostro modo di formare i ragazzi: i dati di oggi sono negativi, e ci spingono a lavorare per cambiare, nell’ottica di un rapporto stretto fra mondo della scuola, dell’università, della formazione, e il mondo del lavoro”.

Di “momento storico” ha parlato Leonardo Bassilichi, presidente della Camera di commercio di Firenze, il quale ha ricordato il progetto pilota di alternanza varato con una decina di grandi imprese del territorio. “Saremo felici se il prossimo anno i numeri saranno non 10 ma 100”.

 

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