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Primo bilancio della didattica a distanza: alcune riflessioni

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A conclusione di questi tre mesi di sperimentazione della didattica a distanza, è giunto il momento di fare alcune prime riflessioni in merito. Propongo tre spunti: sui prerequisiti, sul ruolo delle tecnologie nella didattica, sul ruolo dei genitori nella didattica a distanza.

I prerequisiti

Anzitutto occorre dire che quella che abbiamo sperimentato in questi tre mesi non era la didattica a distanza come finora intesa, ma – come sottolineato da molti commentatori – una didattica a distanza di emergenza. Vediamo le differenze.

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La didattica a distanza come finora intesa prevedeva l’utilizzo delle tecnologie deciso a priori in sede di progettazione di un percorso di insegnamento e apprendimento, in affiancamento o in sostituzione della didattica in presenza. Invece quella che abbiamo praticato in questi mesi era una didattica a distanza di emergenza, che abbiamo dovuto inventare dal nulla, giorno per giorno, senza nessuna preparazione specifica e senza la possibilità di progettare in anticipo, a bocce ferme. Abbiamo dovuto imparare tutto mentre lo facevamo, per tentativi ed errori, con i limiti dei dispositivi e della connessione che avevamo a disposizione noi insegnanti e i nostri studenti, autocorreggendoci in itinere. La didattica a distanza di emergenza non è stata una scelta, ma una necessità, per poter continuare a fare scuola senza rischiare la vita e la salute di nessuno. Ci ha molto aiutato in questi mesi l’apprezzamento e l’incoraggiamento di tanti genitori. Invece ne avremmo fatto volentieri a meno ma in fondo ci hanno aiutato a modo loro anche le critiche e le lamentele di altri, che ci hanno fatto capire le loro difficoltà e preoccupazioni in questo complicato frangente.

Per il prossimo anno scolastico è possibile che si debba usare ancora la didattica a distanza, per tutta la classe (se ci sarà una nuova chiusura totale) oppure non in sostituzione ma in affiancamento alla didattica in presenza (è la cosiddetta modalità mista). In entrambi i casi non dovremo farci trovare impreparati, ma predisporre sia gli strumenti (dispositivi e connessione) sia soprattutto la formazione specifica degli insegnanti (utilizzo della piattaforma ma soprattutto passaggio alla didattica per competenze) e degli studenti (alfabetizzazione informatica di base per tutti).

Il ruolo delle tecnologie nella didattica

In secondo luogo, le tecnologie non possono e non debbono sostituirsi agli insegnanti, che rimangono indispensabili per formare persone libere e responsabili e non semplici esecutori. Questo richiede che gli insegnanti effettuino una approfondita riflessione (pur nella ristrettezza dei tempi prima di settembre) sul loro compito, sulle finalità della scuola, sulle modalità di apprendimento degli studenti di oggi (delle diverse fasce d’età), sulle potenzialità e sui limiti delle tecnologie disponibili. Questa riflessione deve essere il più possibile seria, professionale, documentata, condivisa, scevra di pregiudizi e partigianerie (pro o contro l’utilizzo delle tecnologie didattiche).

Che cosa vogliamo insegnare agli studenti, perché e come? Se vogliamo formare persone, cittadini, professionisti del domani, dobbiamo andare risolutamente verso la didattica per competenze, cioè insegnare a usare anche fuori della scuola quello che si impara a scuola e insegnare a scuola quello che si dovrà dimostrare di possedere anche fuori della scuola, cioè le cosiddette competenze europee di cittadinanza. E le tecnologie (che esistono anche fuori della scuola) potranno aiutarci ad andare in questa direzione, se le padroneggiamo non solo dal punto di vista operativo, ma soprattutto pedagogico, cioè mediante una riflessione professionale approfondita.

Il ruolo dei genitori

Infine, urge una riflessione sul ruolo dei genitori, tenendo conto delle diverse fasce d’età degli studenti. La didattica a distanza, cioè il fatto che gli studenti partecipano alle lezioni da casa, ha oggettivamente e corposamente aumentato il ruolo dei genitori, che devono anzitutto mettere a disposizione il dispositivo e la connessione, poi – almeno per gli alunni più piccoli – fornire l’assistenza tecnica per il collegamento (almeno all’inizio), infine capire che il loro ruolo non deve travalicare il giusto limite, cioè deve mettersi al servizio della progressiva autonomizzazione del figlio/a e mai sostituirsi a lui/lei. I comportamenti di genitori che suggeriscono ai figli le risposte delle verifiche scritte e orali, che fanno i compiti online al posto loro, che spiano o interrompono le lezioni, devono essere apertamente stigmatizzati e contrastati, previa riscoperta del significato del patto educativo (che questi comportamenti calpestano). Se tu genitore mi affidi tuo figlio/a perché io docente gli dia una formazione culturale e civile, poi ti devi fidare di me, mi devi appoggiare e aiutare, non devi barare, altrimenti tuo figlio/a non imparerà un bel niente, anzi imparerà disvalori come la menzogna, la slealtà, l’imbroglio.

Naturalmente sono graditi i commenti e le obiezioni di chi volesse discutere questi punti o aggiungerne altri.

Stefano Pierantoni

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