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Aggiornato il 03.04.2026
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Docente fiorentino offende Meloni sui social: “cagna maledetta”. Consiglieri FdI: prof inadeguato e cattivo esempio, la scuola non è il centro sociale

Può un insegnante lasciarsi andare a bestemmie e insulti verso il capo del Governo? Evidentemente ‘no’. Per questo motivo, un docente di matematica di un istituto superiore di Firenze – nonché ex capogruppo di Sinistra Progetto Comune al Quartiere 4 – è stato sospeso, dopo avere commentato con una bestemmia sui social la nuova denominazione del ministero dell’Istruzione e del Merito.

Il docente, ricorda La Nazione, per quella bestemmia ricevette una sanzione disciplinare dall’Ufficio scolastico provinciale e fu sospeso temporaneamente. Dopo la sospensione tanti studenti e professori manifestarono al suo fianco, perché gli fu inflitta “una sanzione troppo pesante”.

Stavolta, lo stesso prof ha deciso di offendere la premier Giorgia Meloni sui social. In queste ultime ore, il prof ha pubblicato sempre sui social un video che ritrae il Capo del Governo con sotto la scritta “cagna maledetta”, nota citazione di Boris.

A rendere pubblica l’iniziativa sono stati i consiglieri regionali Matteo Zoppini e Jacopo Cellai, entrambi di Fdi, definendo il docente “pseudoprofessore inadeguato al ruolo”, perché, sostengono, “la scuola non è un centro sociale dove tutto è permesso”.

“È vergognoso e inammissibile – sostengono i due consiglieri – che chi ha importanti funzioni educative si lasci andare a espressioni blasfeme e offensive nei confronti di chiunque, tanto più se rappresentante delle istituzioni. I social non sono una zona franca dove ognuno può offendere impunemente o esprimersi come se fosse al circolo o in un centro sociale“.   

E, continuano, “il volgare linguaggio d’odio usato dal professore è ancor più grave per la professione che svolge. Nella nostra visione insegnare significa non solo dare nozioni, ma essere d’esempio per gli studenti. Esempio positivo, esattamente il contrario di quanto è accaduto. Parole volgari e impregnate di odio incompatibili con l’insegnamento. Confidiamo in una condanna e nell’intervento degli uffici scolastici“.

Vale la pena ricordare, a questo proposito, che i lavoratori del pubblico impiego sono obbligati ad utilizzare i social media con estrema prudenza: non devono introdurre opinioni che possano essere attribuite all’ente di appartenenza o che ne danneggino l’immagine, il prestigio e il decoro.

L’ art. 11-ter del D.P.R. n. 62/2013, modificato dal D.P.R. n. 81/2023, vieta la divulgazione di atti o informazioni lavorative riservate e raccomanda la massima cautela.

È molto probabile, a questo punto, che l’Usp della Toscana chieda delucidazioni al dirigente scolastico dove è in servizio il docente: qualora le accuse si rivelassero fondate, è possibile che si proceda, verso l’insegnante, con l’avvio di una contestazione d’addebito.

Il docente, in tal caso, verrebbe anche chiamato dai dirigenti dell’Ufficio scolastico a spiegare i motivi che l’hanno portato ad intraprendere certe decisioni ad altissimo rischio censura.

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