Gentilissimi, scrive Alex Corlazzoli sulla vostra pagina, a proposito dell’accoltellamento della professoressa di Trescore: “La mia vicenda personale mi ha insegnato che non servono professori ma educatori […] non basta più saper insegnare una disciplina: serve saper relazionarsi con questa nuova generazione, figlia di una generazione molto fragile”; e prosegue così: “l’unico decreto utile è un investimento serio perché tutti gli insegnanti siano obbligati a frequentare corsi con educatori di strada, pedagogisti e filosofi (non ho scritto psicologi) affinché ciascun maestro e professore provi a diventare un ‘esperto di empatia’ ”.
Innanzitutto troviamo incredibile quel “non ho detto psicologi”, frutto, ci sembra di una grande confusione. Secondo Corlazzoli gli insegnanti non dovrebbero più fare gli insegnanti mentre il disagio dovrebbe essere da loro affrontato non con l’aiuto di chi ha una vera preparazione e professionalità nel campo psicologico, ma con “corsi” tenuti da filosofi, educatori ecc.
Temiamo che qui Corlazzoli parli di temi difficili in modo frettoloso e con poca consapevolezza, e che le sue esternazioni possano servire in realtà solo a lanciare l’ennesimo inutile affare della “formazione” di quelli che chiama “esperti dell’empatia”.
In realtà non esistono gli “esperti di empatia”, esistono gli insegnanti ed esistono gli psicologi, gli psicoterapeuti, gli psicoanalisti, gli unici che hanno gli strumenti necessari per interpretare dinamiche complesse come quelle del disagio e per intervenire su di esse in modo professionale, con la necessaria prudenza, senza irruzioni incaute e pasticciate in questioni che non si comprendono. Solo una grande superficialità può far pensare che di fronte a un/un’adolescente che si tagliuzza le braccia, sviluppa dipendenze patologiche o arriva addirittura a tentare di uccidere basti un po’ di buona volontà – anziché una professionalità specifica – per spiegare, prevenire o curare.
Se i primi ad essere confusi e a portare confusione sono gli adulti, come si può pensare di aiutare le persone in crescita? Queste del disagio e della violenza giovanile sono questioni delicate, su cui non si scherza: almeno su questo bisognerebbe essere seri, pensare e sapere prima di parlare, evitare di inventare professionalità che non esistono – i cui “corsi” dovrebbero addirittura essere imposti a tutti per legge – e le improvvisazioni da apprendisti stregoni. No, non “siamo tutti un po’ psicologi”.
Gruppo La nostra scuola
Associazione Agorà 33