Home I lettori ci scrivono Il principio d’autorità che manca nella scuola italiana

Il principio d’autorità che manca nella scuola italiana

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Gli esperti concordano che il principio d’Autorità nasce nel rapporto informativo-formativo tra Docenti e Discenti. Non è l’autoritarismo che conta, ma l’autorevolezza del Docente. Premesso ciò, il recente accoltellamento della professoressa campana da parte di uno studente fa rabbrividire l’Italia.

Ma la scuola è giunta a questi gravi livelli di degrado morale e istituzionale? In molti se lo chiedono. Adesso i media pongono in risalto che i genitori dello studente violento vogliono chiedere scusa alla docente di lettere e danno fiato al moralismo tutto italiano di porre una coltre pietosa sopra l’accaduto. La scuola italiana da dopo il boom economico 1953-73 soffre di una grave crisi identitaria poiché attrezzata per una scuola di massa è divenuta quasi una sorta di parcheggio per alcuni giovani, senza idealità positiva.

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Un fatto clamoroso che ha sconvolto molti è avvenuto all’Istituto scolasticoBachelet – Majorana” di Santa Maria a Vico. Sembrava una banale interrogazione, una verifica orale al quale il ragazzo era stato chiamato, dopo diverse note disciplinari scritte sul registro, anche per recuperare una insufficienza nella materia, italiano, quella che la 54enne F. Di Blasio, originaria di Montesarchio, insegna da anni al Plesso della Valle di Sessuola. Ma così non è stato. Un raptus di follia lo ha spinto a tirare fuori un coltello a serramanico e colpire al volto la sua docente, alla presenza anche del docente di sostegno: schizzi di sangue dappertutto hanno mandato in visibilio la classe, dapprima, poi l’intera istituzione, fino al ricovero della donna, a cui sono stati necessari ben 32 punti di sutura al volto ed un’accurata visita specialistica maxillo-facciale. Una violenza inaudita, non giustificata affatto dalla triste notizia che la nonna, a cui il ragazzo di Acerra era molto legato, era ricoverato in non buone condizioni in ospedale. Per il momento non è possibile nemmeno pensare ad una vendetta nei confronti della professoressa, che a suo dire non capiva la sua situazione di difficoltà legata alle condizioni della familiare.

Scossa anche la famiglia del 17enne: il padre, che vende auto usate da un ventennio, vorrebbe incontrare appunto la prof, per calmierare gli animi. A differenza del ragazzo, che invece non ha mai dato concreti segni di ravvedimento.

Ieri in assemblea, gli studenti hanno chiesto una punizione esemplare per il loro compagno, colpiti soprattutto dal fatto che il loro coetaneo sia entrato in classe armato. Mentre la settimana prossima si attendono diversi incontri, a cominciare da quello col direttore dell’ufficio scolastico regionale, con la quale la dirigente concorderà anche come procedere dal punto di vista disciplinare nei confronti dell’allievo. Prima di giungere a provvedimenti punitivi scolastici è bene sapere le motivazioni dello studente, non ravveduto. Il caso è enblematico di una “facile” ed inaudita violenza feroce. La scuola va resa libera, tolti i lacci e lacciuoli della burocrazia che sta asfissiando le migliori menti del nostro Paese. Nella scuola succedono violenze dalla cattedra come il caso delle educatrici di Vercelli e verso la cattedra come quello bestiale in Campania, dove uno studente va in giro con coltello a serramanico per colpire una donna e Docente della classe, che non lo difende affatto.

Giuseppe Pace