Era stato condannato in primo grado a tre anni e nove mesi dal Tribunale di Monza per atti sessuali nei confronti di una sua studentessa di 16 anni. Come riporta Repubblica, a distanza di due anni dalla sentenza e di sette dai fatti, però, la Corte d’appello di Milano ha ribaltato il verdetto, assolvendo un professore oggi 65enne, in pensione, per non aver commesso il fatto. Resta invece confermata la condanna a 10 mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena, per l’alterazione del registro elettronico, che faceva risultare la studentessa in classe mentre in almeno due occasioni si trovava con lui in un locale deposito.
I fatti risalgono al 2019 in un istituto tecnico di Lissone (Monza e Brianza), quando uno studente aveva sorpreso il docente nei bagni mentre baciava la ragazza e aveva scattato una foto poi arrivata alla dirigenza scolastica. La scuola aveva denunciato l’accaduto e disposto il licenziamento dell’insegnante. Nel 2024 era arrivata la condanna di primo grado per atti sessuali con minore, aggravati dall’abuso della posizione di insegnante. Il professore aveva sempre sostenuto che si trattasse di una relazione sentimentale.
Nel corso delle indagini era emersa una situazione di fragilità della studentessa, legata a un contesto familiare complesso. In un primo momento la ragazza aveva parlato di “stima” per il docente, uomo sposato, per poi riferire di almeno due incontri intimi. L’uomo ha sempre negato rapporti sessuali completi. Il racconto della giovane era stato giudicato attendibile e coerente, mentre l’imputato aveva dichiarato in aula di aver agito per sentimento.
Nella giornata di ieri, giovedì 29 gennaio, è arrivata l’assoluzione in appello. “Dopo quattro ore di camera di consiglio la Corte ha deciso per l’assoluzione – ha commentato all’Ansa l’avvocato difensore del docente -, è stato dimostrato che lui si fosse realmente innamorato e non vi sia stato alcun abuso”. L’uomo, alla lettura della sentenza, è scoppiato in lacrime. “Nonostante la soddisfazione però, nessuno gli restituirà la vita e la reputazione – ha aggiunto l’avvocato – bisogna rivedere la legge, rispetto all’età e alle figure coinvolte, perché sia chiara”.
La Corte ha disposto anche la restituzione dei 10mila euro versati come provvisionale alla minore. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.