In questi giorni un video arrivato dalla Spagna sta circolando con forza sui social e sta toccando molti insegnanti anche fuori dai confini nazionali. Le immagini arrivano da una scuola di Madrid e raccontano il saluto a un professore che va in pensione dopo una lunga carriera durata 36 anni.
Ecco la descrizione del reel che sta spopolando: “Grazie di tutto, Julián. Grazie per la tua dedizione durante tutti questi anni come professore di geografia e storia nel nostro istituto. Grazie per aver insegnato così tanto a tutte le generazioni che sono passate per le tue classi. I tuoi colleghi e i tuoi alunni sentiranno molto la tua mancanza. Goditi il tuo meritato riposo”. Il tutto condito dalla canzone dei Coldplay “Fix you“.
Niente effetti speciali o messinscene: solo un’intera comunità scolastica che si ferma per accompagnare un docente, commosso, lungo i corridoi, tra applausi, strette di mano e abbracci sinceri. Un gesto semplice, che però restituisce con immediatezza il senso profondo dell’insegnare come relazione che si costruisce nel tempo.
Il motivo per cui questo video colpisce non sta tanto nell’eccezionalità della scena, quanto nella sua familiarità. Chi lavora a scuola sa bene che momenti simili non sono rari, nemmeno in Italia. Saluti informali, ringraziamenti spontanei, classi che preparano un piccolo pensiero per il “prof” che se ne va: episodi che spesso restano confinati tra le mura dell’istituto, ma che rappresentano una dimensione autentica della scuola.
Il confronto con l’Italia è inevitabile, soprattutto se si guarda al tema del pensionamento. Nel nostro Paese, infatti, molti insegnanti arrivano alla fine della carriera dopo percorsi lunghi e complessi, segnati da riforme previdenziali, innalzamento dell’età pensionabile e cambiamenti continui delle regole. Andare in pensione, per un docente italiano, significa spesso chiudere una fase della vita che ha occupato decenni, non solo sul piano professionale ma anche personale. La scuola, per molti, è stata il luogo principale dell’impegno quotidiano e dell’identità costruita nel tempo.
Proprio per questo, immagini come quelle che arrivano da Madrid parlano con forza ai docenti italiani, soprattutto nel periodo natalizio. Senza bisogno di retorica, ricordano che il valore del lavoro svolto a scuola emerge spesso nei momenti di passaggio, quando ci si ferma e si guarda indietro. E mostrano che, anche dopo anni di fatica, attese e pensioni raggiunte non sempre facilmente, resta qualcosa che va oltre le norme e i contratti: il segno lasciato nelle persone e nelle comunità educative.