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Qual è il senso delle vacanze pasquali al tempo della didattica a distanza?

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Che senso ha fare le vacanze pasquali quando gli studenti hanno perso giorni o settimane prima che venisse attivata la nuova didattica da casa?” È una mamma di uno studente delle superiori di una scuola padovana a parlare. Ma so che è una opinione diffusa.
È ancora polemica, dunque, in Veneto, come riporta oggi l’inserto del Corriere.
Una delle tante che hanno accompagnato l’approvazione, ieri pomeriggio, del decreto legge sulla scuola, col riconoscimento, finalmente, della nuova modalità didattica in questo tempo di emergenza.
Lo sappiamo, sin dai primi giorni di chiusura-sospensione è stata tutta una rincorsa tra decreti, note, circolari, prese di posizione, per poter mettere in piedi una DaD che sia/fosse il più possibile culturalmente sostenuta e educativamente vicina agli studenti in questo momento non facile.

Un grazie deve essere riconosciuto ai presidi, ai docenti, al personale che si sono subito attivati, con formazione sul campo, con un gioco di squadra che ha sorpreso un po’ tutti, con in prima fila i team digitali e gli assistenti tecnici a fare continuo supporto, con le scuole che hanno dato, per quello che potevano, in comodato d’uso a docenti e studenti computer, tablet con schedine telefoniche.
Sono spiaciute le polemiche fine a se stesse, perché hanno fatto intendere che il luogo educativo per eccellenza in realtà non era attento e disponibile a questa drammatica emergenza.
Perché una emergenza è una emergenza, e la solidarietà deve essere la prima stella polare.

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Il decreto legge spero acquieti un po’ gli animi, perché tutti impegnati a fare la propria parte.
Io credo che la scuola stia dando al Paese un bell’esempio di pronto intervento sociale prima che culturale.
Quanti ringraziamenti sto/stiamo ricevendo da genitori e studenti in queste settimane! Sarebbe una bella cosa che rimanesse traccia di questa esperienza straordinaria, attraverso gli annuari delle scuole.

Anche queste vacanze pasquali, quindi, sono un modo di supportare questo grande sforzo? Credo proprio di sì, sapendo comunque che la gran parte dei presidi e dei docenti non dismetteranno in quei giorni quegli sforzi per migliorare il proprio servizio, per una ripartenza organizzativa e didattica pronta e qualificata.
Non solo: gli studenti, con i loro docenti, hanno bisogno di uno stacco mentale, al di un po’ di compiti che saranno assegnati o di specifici approfondimenti, dopo lo shock di questa nuova didattica. Con carichi di lavoro e ore davanti ai computer che non sempre sono stati sempre equilibrati.
Restano le criticità: le differenze tra realtà diverse, tra primo e secondo ciclo, difficoltà per alcune fasce sociali, la connettività, lo smart working che ha costretto a casa genitori e figli, con numero limitato di computer e tablet, ecc…

Restano quei pochi docenti che ancora stanno polemizzando su questa modalità didattica, come se fosse possibile una alternativa. Polemiche cioè senza senso.
Lo sappiamo tutti che la scuola e anzitutto luogo educativo, che vive di relazioni dirette, ma, come per ogni cosa, c’è tempo e c’è tempo.
E questo è il tempo che ci è dato di vivere.
Ed ognuno è chiamato a dare il meglio di sè, al di là di norme, contratti, circolari, tecnologie. Il meglio di sè.
Se proprio continuassero nelle polemiche, farei ai docenti ancora impegnati nelle polemiche (sui social alcuni di questi non stanno facendo la parte migliore di se stessi) una proposta: di chiedere aspettativa, ovviamente senza stipendio, per poter nominare un supplente che copra il servizio in queste settimane.

Si ritornerà davvero il primo di settembre?
Credo che quando la stretta verrà allentata, si presenteranno altre priorità, per cui sarà complicato trovare la quadra.
Penso al mondo del turismo, che chiederà a gran voce che non si ritorni il primo di settembre, per poter rientrare almeno di una parte delle perdite subite.
Vedremo, come sempre.

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