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19.08.2025

Quando Pippo Baudo dava voce a docenti e studenti e l’indimenticabile imitazione della ministra Falcucci di Anna Marchesini

Pippo Baudo, il padre della televisione italiana, è scomparso sabato 16 agosto 2025, all’età di 89 anni, presso il policlinico Campus Biomedico di Roma. In questi giorni di commozione nazionale è stata allestita la camera ardente al Teatro delle Vittorie di Roma, luogo simbolo della sua carriera: migliaia di persone – tra fan e colleghi – hanno fatto la fila per rendergli omaggio.

Numerosi volti noti del mondo dello spettacolo – Amadeus, Gianni Morandi, Laura Pausini, Mara Venier, Katia Ricciarelli, Lino Banfi. Mercoledì 20 agosto alle ore 16, a Militello in Val di Catania – suo paese natale – si svolgeranno i funerali nella Chiesa di Santa Maria della Stella; è stato proclamato il lutto cittadino, si stanno organizzando maxischermi e servizi per accogliere la partecipazione popolare, e la cerimonia sarà trasmessa in diretta Rai.

Pippo Baudo, la scuola, l’inclusione: tra poesia e varietà

Oltre all’omaggio televisivo e popolare, resta indelebile l’immagine di Baudo come promotore di dialogo tra televisione, cultura e scuola. Era solito invitare studenti e insegnanti, trasformando il suo palco in un’aula aperta all’ascolto e alla speranza sociale.

Ricordiamo la puntata di Domenica In, nel 2009, che ospitò uno studente di Scampia e la sua docente: il ragazzo, appassionato di poesia, rappresentava il desiderio di riscatto di un quartiere segnato dall’abbandono scolastico. Baudo non dava solo visibilità: creava relazioni, apriva spazi in cui il talento giovane potesse trovare riconoscimento. Ed è stato proprio l’ex studente a ringraziarlo in questi giorni tramite un video sui social.

In Fantastico (1986), un altro momento memorabile fu quello in cui Anna Marchesini impersonava l’allora ministra dell’Istruzione, Franca Falcucci, simbolo di un’emergente sensibilità istituzionale verso l’integrazione nelle scuole comuni degli alunni con disabilità.

Infatti, già mezzo secolo fa, la Commissione Falcucci aprì una svolta culturale: parlava di inserimento in classi comuni, preferibilmente a tempo pieno, ponendo le basi per la legge 517 del 1977, che sancì la chiusura delle scuole speciali e l’avvio dell’inclusione scolastica reale. Falcucci affermava che l’inclusione non era un atto di pietà, ma un modo per trasformare la scuola stessa attraverso la presenza di tutti — una concezione etica, politica, collettiva, illuminata ancora oggi.

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