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Quando si riscopre il razzismo

Giorgia Meloni, nell’inseguire Vannacci che potrebbe toglierle voti, alla festa di Fratelli d’Italia, ha proposto un tetto del 30% di stranieri nelle  classi e l’obbligo per i genitori stranieri di conoscere l’italiano, la nostra cultura e il loro dovere di rispettare le regole della Costituzione.

Su quest’ultimo punto possiamo essere d’accordo, sebbene servano risorse e docenti che insegnino l’italiano che vanno pagati.

Sul primo punto, il tetto ddl 30% di straneri nelle classi, già c’era un circolare del 2010 di Mariastella Gelmini, quando era ministra dell’Istruzione, ma  nei fatti disattesa, come sarà disattesa questa legge, perchè inapplicabile. Il presidente dell’Associazine Nazionale Presidi, Antonello Giannelli, l’ha detto chiaramente: la scuola non può allontanare gli studenti stranieri in luoghi lontani, perchè si supera il tetto stabilito. Questo è razzismo: non dare il diritto di iscriversi nella scuola vicina, perchè si è superato il limite nelle classi di studenti stranieri. E con quali criteri alcuni saranno accettati e altri respinti? C’è il rischio di favorire la dispersione scolastica, perchè i genitori stranieri, sentendo che i loro figli non sono ben accetti, li fanno restare a casa. E nelle scuole dove gli studenti stranieri sono la maggioranza, che si fa?

Meloni sempre nel comizio che ha fatto, ha urlato che un alunno italiano non può sentirsi discriminato perchè si trova in una classe con maggioranza straniera. E allora si spostano tutti gli stranieri per non discriminare lo studente italiano o sarebbe più giusto spostare l’alunno italiano che è in minoranza?

In realtà è più giusto far convivere alunni italiani e alunni stranieri nella stessa classe ( Vannacci propone addirittura classi separate per gli stranieri e per i disabili!). Così gli studenti italiani conoscono altre culture, altre tradizioni, altre lingue e quelli stranieri, accolti come gli altri, si sentiranno integrati. Già adesso gli alunni di origine straniera che sono nelle nostre classi, parlano italiano e si sentono italiani.

Andava a suo tempo approvata lo ius culturae: dare la cittadinanza italiana a chi ha frequentato la scuola italiana per 10 anni( io proporrei per 5 anni).

Il governo Renzi non approvò lo ius culturae (inserito in una più ampia riforma della cittadinanza) perché mancavano i numeri e una maggioranza certa in Senato, e si decise di non porre la questione di fiducia per evitare una crisi di governo.

Nel 13/10/2015 la Camera dei deputati aveva approvato in prima lettura il testo che conteneva il cosiddetto ius soli temperato e lo ius culturae (legato al compimento di un ciclo di studi). Dopo le dimissioni di Matteo Renzi da presidente del Consiglio (fine 2016), il testimone passò al governo Gentiloni, che provò a portare a termine l’iter al Senato. Ma 

la maggioranza in Senato era fragile e divisa. Alleati di centrodestra (come Area Popolare di Angelino Alfano e verdiniani) erano molto scettici o contrari alla misura, rendendo il voto incerto. Il governo scelse di non ricorrere al voto di fiducia — strumento usato in precedenza per le unioni civili — per non spaccare definitivamente la coalizione di governo su un tema etico e politico così divisivo. Con la fine della legislatura vicina e l’avvicinarsi della campagna elettorale, le polemiche politiche bloccarono definitivamente ogni possibilità di convergenza in Parlamento.

Si spera che nel programma di centrosinistra si riprenda questo tema, per riconoscere la cittadinana italiana a studenti che si sentono già italiani e come tali sono trattati dai loro compagni.

Giusto, invece, da parte di Meloni vietare in classe il burqua e il niquab, ma aggiungerei anche il velo, come hanno fatto in Francia. Solo che la laicità dello Stato vale non solo per le religioni altrui, ma anche per la nostra. Se vieti di indossare un segno distintivo religioso agli stranieri, devi farlo anche per i crocefissi appesi sul muro nelle classi ed è antiquato, in una società ormai multietnica, l’insegnamento della religione cattolica, sebbene si possa scegliere di non avvalersene. Si dovrebbe insegnare al suo posto Storia delle religioni e dell’etica sociale, riconoscendo l’importanza delle religioni nelle diverse culture. Ma questa è una questione complessa, perchè andrebbe rivisto il Concordato con la Chiesa cattolica, stipulato da Craxi nel 1984. E non credo che il centrosinistra voglia porre la questione, per non inimicarsi i voti dei cattolici alla vigilia delle prossime elezioni.

Eugenio Tipaldi

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